RASSEGNa STAMPA

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Giornale di Sicilia 31.01.2008

La CGIL Sanità chiede interventi urgenti alla direzione.

”Gli infermieri sono pochi e male utilizzati”.

Patti.”Ospedale al collasso, stato di agitazione”

PATTI Il comparto provinciale sanità della Cgil ha proclamato

 lo stato di agitazione, chiedendo,

 nel contempo interventi urgenti della direzione generale per una situazione,

 non iù accettabile, in cui si trova il presidio ospedaliero pattese. “L’ospedale

 “Barone Romeo” di Patti è al collasso: ha poco personale infermieristico e ausiliario

ed è gestito in modo poco razionale “. Lo sostiene il responsabile provinciale

Carmelo Pagana allo scopo, dice, “di sensibilizzare le forze politiche e sociali

del Distretto Sanitario D30

 che fa capo a 14 comuni e le forze sociali e sindacali”.

 “Sono sempre gli stessi ausiliari ed infermieri

ad essere chiamati a svolgere lavoro, anche nei giorni di riposo e senza

rispettare le limitazioni funzionali riconosciute dal medico del lavoro

– afferma Pagana -  mentre l’unità operativa di oculistica, un tempo fiore

all’ occhiello del presidio ospedaliero di Patti, è costretta a ridurre

la propria attività ambulatoriale e la stessa attività chirurgica, perchè il

personale infermieristico, quotidianamente, viene mobilitato presso

 l’Unità Operativa di Chirurgia vascolare”. La Cgil lamenta ancora una carenza

gestionale da parte della Direzione sanitaria e dell’Ufficio infermieristico,

“una direzione  - sostiene- che rifiuta i rapporti sindacali, senza rispettare criteri

 di mobilità di personale

e sempre in contrasto con la normativa vigente”.

Nella nota diffusa dalla CGIL si sottolinea che il 2007 si è chiuso con una riduzione

delle prestazioni sanitarie del 30% rispetto all’anno precedente e

“il 2008 si presenta con una proiezione statistica che ci fa pensare ad una ulteriore

riduzione che potrebbe raggiungere livelli del 40 %”, mentre il Pronto Soccorso e il centro

prelievi sono fatiscenti e non a norma sulla sicurezza nei posti di lavoro”.

Denunzia, inoltre, che manca un controllo, da parte della Direzione medica,

 “sulle liste di attesa, sul’igiene e sulla qualità del vitto che, il più delle volte,

viene servito in condizioni inaccettabili.

NICOLA ARRIGO

 

(venerdì 21 dicembre 2007)

 

Avrebbe sortito gli effetti sperati la missione a Palermo di amministratori e medici
Lagalla rassicura Taormina «Niente tagli all'ospedale»
Ma chi si prenderà la responsabilità di cambiare un Piano già scritto?

 
Emanuele Cammaroto
Taormina
«L'ospedale S. Vincenzo non si tocca e nessuno ha mai pensato di ridimensionarlo o pregiudicarne le potenzialità»:

sono le parole rassicuranti pronunciate ieri sera dall'assessore alla Sanità Roberto Lagalla nel corso del vertice a Palermo,

 chiesto dagli amministratori del Distretto di Taormina e dai medici del presidio di contrada Sirina, per chiarire le intenzioni

dell'Esecutivo regionale sul Piano sanitario 2007-2009. All'incontro erano presenti il vicesindaco di Taormina, Eligio Giardina,

il presidente del Consiglio comunale, Pinuccio Composto e alcuni primari del "S. Vincenzo", tra i quali Rosario Evola (Cardiologia),

Carmelo Mignosa (Cardiochirurgia), Innocenzo Bianca (Cardiologia pediatrica) ed il responsabile del Pronto Soccorso, Mauro Passalacqua.

Con loro, inoltre, hanno preso parte al vertice il direttore sanitario dell'Ausl 5, Manlio Magistri, gli onorevoli Maurizio Ballistreri,

Nino Beninati (assessore alla Cooperazione della Giunta Cuffaro), Giovanni Ardizzone, ed il consigliere comunale di Taormina,

Eugenio Raneri.
Lagalla ha inteso "fugare" le paure sorte in questi giorni su almeno due fronti. Gli spettri si sono manifestati d'altronde

 a seguito di alcune posizioni palesate dalla dirigenza dell'assessorato in sede di riunioni della Commissione Sanità, dove

 persino ieri mattina – come ha confermato il direttore sanitario Magistri, che era presente al tavolo – sembrano siano state

 nuovamente rivolte valutazioni e parole «poco rassicuranti» sulla permanenza a Taormina dell'Emodinamica.
Hannno determinato timori in questi giorni a Taormina i contenuti riportati nel Piano che dovrebbe essere approvato entro

il 31 dicembre. «Non posso non esprimere un parere positivo sulle competenze professionali in forza al "S. Vincenzo"» ha insomma

detto Lagalla, sostenendo di riflesso che «non sono in pericolo reparti come la Radioterapia (che in effetti però, stranamente, non

è prevista ad oggi nel Piano Sanitario), Cardiochirurgia e proprio Emodinamica (la cui attuale proroga per l'attività scade ricordiamo

il 31 dicembreà) e l'Oncologia».
Nel corso della riunione a Palermo è stata, altresì, confermata la prospettiva logistica della realizzazione di un'azienda

unica tra il "S. Vincenzo" di Taormina, e gli ospedali "Papardo" e "Piemonte". È emersa, poi, un'ulteriore eventualità in base

alla quale, secondo stime riferite al bacino d'utenza delle varie località siciliane, al suddetto "terzetto" ospedaliero potrebbe

aggiungersi Lipari. Tuttavia qui siamo solo nell'ambito di una futuribile opportunità tutta da valutare.
Oggi sarà una giornata importante per vedere se il riscontro a questo summit sarà, nei fatti, positivo. Verrà infatti discussa

l'approvazione della bozza definitiva del Piano Sanitario, che va approvata entro il 31 dicembre. Si aspetta di vedere se

in extremis verranno apportate al testo le modifiche chieste dalla delegazione di Taormina, attraverso la consegna del

 documento integrativo a tutela del "S. Vincenzo". Ci saranno i tempi e la propensione istantanea a tramutare su carta, a

poche ore dalle festività, la linea pro-Taormina espressa da Lagalla?
«Siamo molto fiduciosi – ha dichiarato Giardina – e ci sentiamo rassicurati. Lagalla, da noi ritenuto persona coerente

ed un competente "tecnico", ha promesso che sarà a Taormina prima di fine anno in visita al "S. Vincenzo". Quella che

sarà vagliata oggi a Palermo è ancora una bozza di massima. L'adozione del piano avverrà nei prossimi giorni e conterrà le

modifiche che abbiamo chiesto».
Sulla preannunciata previsione di un'azienda unica di Taormina col "Papardo" e il "Piemonte", infine, Ballistreri ha chiesto

«massima autonomia funzionale per il "S. Vincenzo". Non bisogna mettere tutto nello stesso calderone».
 

(domenica 16 dicembre 2007)

  Taormina Si studiano le strategie in vista dell'incontro (mercoledì?) alla Regione
Sarà la settimana decisiva per le sorti dell'ospedale
Passalacqua: il problema non si risolve con le passerelle politiche


 

(domenica 16 dicembre 2007)

Taormina Antonio Leo, messinese, era ricoverato all'ospedale San Vincenzo
Commissario della Dia muore durante controllo al cuore


 


 

  - Primo Piano - 07/12/2007

EMERGENZA REGIONE S.O.S. SANITA’

DIETRO FRONT. Salta il piano di rientro dell’assessore Lagalla. Costretto a bloccare i tagli.

 

 

 (sabato 15 dicembre 2007)

Taormina Affollata assemblea di amministratori, medici e politici

Temuti tagli al "Sirina" Missione a Palermo e si fa quadrato

«Inaccettabile qualsivoglia ridimensionamento».Beninati: «In realtà tutto va ancora deciso»

 

 

 

(sabato 8 dicembre 2007)

Taormina I primari di Cardiochirurgia e Oncologia contestano i dati della Regione che vuole tagliare due tra i reparti fiore all'occhiello del S. Vincenzo
«Quale bassa produttività, per noi parlano i numeri»
Le cifre dicono che l'ospedale di contrada Sirina è tra i più efficienti dell'intera Sicilia

 
Emanuele Cammaroto
Taormina
Giù le mani dall'ospedale S. Vincenzo. È un monito unanime e perentorio, inequivocabilmente suffragato dai numeri e dalla qualità del trattamento assistenziale, quello lanciato nelle scorse ore da medici e primari del presidio di contrada Sirina, al cospetto delle nuove ipotesi di ridimensionamento lanciate da Palermo a riguardo di Taormina.
I responsabili dei reparti del nosocomio ed i vertici della struttura stessa, al pari del mondo della politica locale, sono pronti ad una trasferta a Palermo per avere chiarimenti e si dicono intanto a dir poco sorpresi dall'ennesimo riproporsi del rischio di tagli in alcuni divisioni. Il Piano sanitario regionale, come rivelato dal direttore sanitario dell'Ausl 5, Manlio Magistri, prospetterebbe il pericolo di una mancata stabilizzazione dell'Emodinamica, e addirittura farebbe emergere pericoli anche per il futuro dell'Oncologia di Taormina. Proprio a questo proposito molto eloquenti sono state le parole del responsabile di Oncologia medica del "S. Vincenzo", dott. Francesco Ferraù: «Ci sorprende quanto abbiamo appreso dai giornali – ha dichiarato Ferraù – e sappiamo per certo che parlare di "indici di produttività bassi" è una cosa del tutto priva di fondamento. I dati che abbiamo, bilancio di ogni Unità operativa, dicono che la nostra è una struttura fuori discussione per la produttività stessa, in ambito non solo locale, ma regionale. Nella bozza del piano non c'è una solo riga tra le relative 198 pagine in cui si parla di questi indici di produttività. È un parametro nemmeno preso in considerazione. Allora vogliamo capire bene cosa sta avvenendo. Noi siamo tutto sommato di una tranquillità "olimpica": ben venga una verifica dei numeri. Sono quelli che ci difendono, che esprimono a pieno il gradimento dell'utenza per il nostro lavoro, e che suscitano reazioni scomposte di questo genere. Altre realtà professionali forse soffrono la nostra elevata produttività».
Ferraù ha lanciato un messaggio molto chiaro. E l'Oncologia di Taormina, d'altronde, non si può discutere. Le statistiche parlano da sole: oltre 4.500 visite ambulatoriali annue, circa 1500 ricoveri annui e oltre 7 mila in day hospital. Le prestazioni fornite dalla Radioterapia dicono che a Taormina sono in trattamento 52 pazienti al giorno, e ci sono 260 accessi settimanali.
«I nostri sono ragguagli importanti – spiega il dott. Stefano Pergolizzi, primario di Radioterapia – ed esprimono dei livelli di assistenzialità molto qualificati, tra i migliori in assoluto in Sicilia».
Emblematici sono anche i numeri di Cardiologia pediatrica, resi noti dal primario, il dott. Innocenzo Bianca, in riferimento all'Emodinamica pediatrica. Dal 1. gennaio 2001 al 7 dicembre 2007, risultano essere state eseguite ben 480 procedure totali, di cui 243 diagnostiche e 237 interventistiche.
Il primario e responsabile della Divisione di Cardiologia, dott. Rosario Evola, ha mostrato un ampio quadro altamente produttivo. Nella tabella sugli interventi eseguiti nel 2007 in regime ordinario, ci sono 1.229 prestazioni e addirittura l'esecuzione di 323 angioplastiche. In ambito di urgenza, invece, 239 interventi effettuati quest'anno, e tramite angioplastica primaria sono state salvate 82 vite, di persone colte da infarto e giunte al "S. Vincenzo" in condizioni disperate. Si aggiungono, poi, 118 impianti di pacemaker temporaneo. Ed ancora: ben 272 gli interventi sinora eseguiti in ambito di cardiochirurgia.
Palermo a parte, Taormina è in pratica l'ospedale leader nella Regione. Paradossale, appare, davvero che si parli di ridimensionare reparti o risorse di una struttura all'avanguardia, che va solo potenziata e trattata con ben altra considerazione nell'ottica dell'intero sistema sanitario siciliano. Si parla a Palermo di «accorpare le divisioni dei presidii laddove gli indici di occupazione di posti letto siano inferiori al 75%»: a Taormina Oncologia lavora senza sosta e la struttura è ad oltre il 95% nell'indice in oggetto!.
«Noi non siano affatto preoccupati – ha dichiarato il dott. Vincenzo Panebianco, primario di Oncologia Chirurgica – e Taormina è tra i primi centri oncologici della Sicilia, e non soltanto. I numeri di prestazioni fornite dalle varie divisioni ritengo siano molto significativi. L'ospedale S. Vincenzo e gli operatori medici e sanitari che ci lavorano con grande impegno e alta professionalità, vanno certamente tutelati».
Anche il dott. Carmelo Mignosa, primario dell'Unità operativa complessa di Cardiochirurgia pediatrica difende ed anzi sottolinea lo spessore dell'attività assistenziale offerta nella sua divisione ed al "S. Vincenzo" in generale. Mignosa è tra l'altro impegnato in prima linea nel suo reparto in progetti medici che sono modello e punto di riferimento in Italia e all'estero. Da ricordare il "Progetto Melo" finalizzato a dare cure chirurgiche e specialistiche a favore di bambini in condizioni di svantaggio sociale provenienti dall'Ucraina.
«In qualità di medico trentennale prima ancora che come amministratore della città – afferma il vicesindaco di Taormina, Eligio Giardina – contesto in modo forte qualsiasi discorso di "non produttività" del "S. Vincenzo". C'è una carenza di personale e di risorse e ciò nonostante Taormina ha un ospedale d'eccellenza, che ben risponde ad un bacino d'utenza enorme, dando sempre risposta a tutte le esigenze. Il Comune di Taormina, sia chiaro, è pronto a difendere la permanenza e la qualità di tutti reparti dell'ospedale. La politica è pronta a fare , fino in fondo, la sua parte».
«Il Consiglio comunale – conferma Salvo Brocato, icepresidente del Civico consesso – è pronto a impegnarsi e a far sentire forte la sua voce sulle esigenze immediate di tutelare e potenziare, e non certo di ridimensionare, l'ospedale».
«I numeri di Emodinamica e Oncologia medica – commenta Franco Catalfamo, direttore sanitario dell'ospedale S. Vincenzo – sono molto chiari e denotano elevatissimi indici di produttività tra i più alti in Sicilia e in Italia. Vorremmo vedere quelli di altre province e ci sorprende molto che si ipotizzino tagli su Taormina. Noi siamo pronti a dimostrare subito e smentire seccamente qualsiasi valutazione non corretta o errata sul nostro presidio».
«La verità – dichiara Paolo Cardia, vicedirettore dell'ospedale – è che si sta tentando da tempo di demolire la realtà sanitaria dell'ospedale di Taormina. Sono qui da 8 anni e siamo diventati oggi un vero modello di assoluta efficienza in Sicilia. Lo dicono i fatti. Eppure le risorse a nostra disposizione latitano e il personale pure. Abbiamo raggiunto livelli indiscutibili di qualità assistenziale. Adesso anche la politica mi auguro faccia la sua parte».
 

 

 

 

( giovedi 05.12.2007)

Taormina Doccia fredda da Palermo sull'ospedale di contrada Sirina. Ora serve una forte mobilitazione
«Indici di produttività troppo bassi» A rischio Emodinamica ed Oncologia

 
Emanuele Cammaroto
Taormina
Inattesa "doccia fredda" sull'Emodinamica di Taormina. La notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri: il testo con le direttive aggiornate del Piano sanitario 2007-2009 mette a rischio, o forse addirittura ha già bocciato, l'ipotesi di stabilizzazione dell'Emodinamica presso il presidio "S. Vincenzo" di contrada Sirina. Nubi preoccupanti sulla cardiochirurgia e non solo: adesso a forte rischio c'è anche la situazione di Oncologia.
«Indici di produttività bassi»: con questa eloquente definizione da Palermo viene prospettata una clamorosa serie di imminenti decisioni fatalmente penalizzanti per Taormina. Eppure sul caso Emodinamica sembrava essere prossimo a concretizzarsi il "lieto fine" a gennaio. Lo stesso assessore alla Sanità, Roberto Lagalla, si era impegnato a garantire il mantenimento degli standard sanitari e i relativi servizi in atto a Taormina. Poche ore fa tutto si è ribaltato con la comunicazione trasmessa all'Ausl 5, che sembra presagire un nuovo progetto di taglio, da parte della Regione, alle prestazioni assistenziali di emergenza-urgenza (e non solo) offerte dall'equipe medica del "S. Vincenzo" di Taormina.
A sostegno del "modello Taormina" nell'emergenza-urgenza, e di riflesso l'ormai imprescindibile presenza dell'Emodinamica in questa zona, ha parlato di recente in audizione alla VI Commissione parlamentare dell'Ars, il responsabile sindacale regionale dei medici del Sues 118, il dott. Vincenzo Picciolo. Oltre a lui si sono schierati a difesa dell'Emodinamica tutte le forze politiche e le categorie mediche di Taormina e dell'hinterland. Ma adesso tutto torna a rischio: come prima, più di prima.
E per l'Oncologia, si sostiene da Palermo, in buona sostanza, che sul territorio di Taormina potrà avere un futuro solo se in avvenire rientrerà nell'ambito di un Polo d'eccellenza. «È difficile commentare l'ennesimo schiaffo che sembra si stia in qualche modo delineando per la Sanità a Taormina – ha dichiarato Manlio Magistri, direttore sanitario dell'Ausl 5 – e a questo punto servirà davvero un forte intervento della classe politica. Dalla lettura del Piano pervenutoci, quella frase sugli "indici di produttività" già sembra una sentenza. Stiamo pensando di convocare d'urgenza una conferenza sulla Sanità, a Messina. Siamo di fronte ad una fortissima penalizzazione in vista del sistema assistenziale non solo su Taormina ma nell'hinterland provinciale.
«È assurdo dire – aggiunge Magistri – che Taormina abbia indici di produttività bassi: i numeri dell'Emodinamica sono invece importanti e parlano da soli. Non credo che siano migliori di Taormina gli effettivi indici su Caltanissetta, Enna, Trapani, Siracusa, Agrigento o Caltagirone. Il presidio di contrada Sirina, negli ultimi tre anni, d'altronde ha praticato 3 mila coronografie a una media di circa 600 l'anno e di queste ben 400 interventistiche, con oltre 100 studi periferici su altre arterie. Quello di Taormina è persino l'unico centro in Italia a praticare il trattamento di scock cardiogeno in presenza di insufficienze cardiache. Eppure sembra non basti».
«È paradossale e impensabile – afferma il dott. Picciolo, del Sues 118 – che Taormina venga definita a "bassi indici di produttività". È chiaro che faremo le valutazioni del caso e cercheremo di fare la nostra parte per tutelare l'Emodinamica, perché Taormina e tutto il comprensorio non possono prescindere da questo fondamentale servizio, che ha salvato tante vite ed è quanto mai all'avanguardia».
Lo stesso Picciolo ha ribadito come oggi nella propria postazione operativa, su Taormina, il Servizio 118 in soli 30 minuti circa è in grado di sottoporre, con la massima efficacia assistenziale, il paziente alle terapia di emodinamica. Il rischio che incombe è quello di un ridimensionamento forzato nelle risorse per il trattamento cardiologico specialistico dedito alla terapia emodinamica. Il 31 dicembre, data di scadenza della proroga accordata dalla Regione per l'Emodinamica a Taormina, diventa un autentico "spartiacque".
Ed è di ieri sera un'altra novità di grande importanza in ambito sanitario locale. L'Azienda sanitaria 5 ha formalizzato la delibera di recepimento del provvedimento di vendita disposto dalla Regione per l'ex ospedale "S. Vincenzo". Già nelle scorse settimane l'azienda era stata chiamata a stipulare l'accordo di programma per la costituzione del cosiddetto "fondo immobiliare chiuso", nell'ambito del quale la Giunta Cuffaro sta procedendo alla vendita di numerosi beni siciliani. «L'azienda non si poteva sottrarre alla procedura istruita a Palermo ma può solo prenderne atto», hanno già tenuto a precisare i vertici dell'azienda. L'Ausl sin qui aveva atteso e preso tempo, sino all'arrivo di ulteriori direttive, adesso arrivate da Palermo per sollecitare l'adozione della delibera. Sempre l'Ausl 5, ad ogni modo, si interroga su che fine faranno gli uffici e relativi servizi sanitari oggi in attività nel vecchio ospedale di contrada Cuseni.

 

 

 

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Martedi 9 otobre 2007

Il presidente IPASVI Messina

ospite del Quotidiano.

 

 

(giovedì 29 novembre 2007)

Taormina All'ospedale "S. Vincenzo"

L'ascensore "parla" solamente in inglese

 
Emanuele Cammaroto
Taormina
«All'ospedale "S. Vincenzo" gli ascensori parlano inglese, ma non il personale». E l'eloquente premessa che si legga in una nota diffusa dalla segreteria provinciale del Nursind.

«Sorprende e non poco – scrive Domenicio Rotella- il fatto che gli ascensori da qualche giorno installati

 in ospedale a Taormina abbiano una comodissima funzione che fa annunciare in inglese il fatto che

il mezzo meccanico stia salendo o scendendo ed a che piano si trovi (floor one, two etc).

 Nulla da eccepire di fronte a tale innovazione tecnologica, comodissima per le migliaia di utenti stranieri

che ogni anno affollano il nostro nosocomio. Come non immaginare la comodità di poter sapere

 con un infarto in corso, ad esempio, se ci si trova al piano giusto, ovvero la cardiologia,

in quanto c'è una voce metallica ad informare appunto in merito, nella relativa "madre lingua".
 

 

(mercoledì 28 novembre 2007)

Promotori il primario del reparto e il responsabile del Fimmg
Un tavolo di lavoro per monitorare le emergenze del Pronto soccorso

 
TaorminaLe recenti polemiche lasciano ora spazio ad un tentativo di raccordo al tavolo di concertazione attivato per monitare il problema delle tante, troppe, emergenze alle quali è chiamato ogni giorno a far fronte l'ospedale "S. Vincenzo". Sullo sfondo comunque la situazione resta incerta. I medici del presidio, quelli di base, guardie mediche, e 118, sono alla ricerca di una "logica concordata" che riesca ad armonizzare il numero di prestazioni richieste al nosocomio e quindi i casi di pazienti inviati al "Sirina". Il responsabile del Pronto soccorso di Taormina, Mauro Passalacqua, parlò recentemente di 45mila prestazioni fornite dal reparto tra il 1. giugno ed il 30 settembre.
«Anche in bassa stagione, seppur con numeri più bassi, dobbiamo far fronte a molte prestazioni, con poco personale e delle potenzialità economiche ristrette – ribadisce Passalacqua – e ci preoccupa soprattutto il doverci talvolta sostituire ai medici di base come attività ambulatoriale. Ci siamo incontrati per 4 settimane consecutive: siamo però in una fase interlocutoria».
«È bene parlarsi, perché solo discutendo si risolvono i problemi – ha dichiarato invece Eligio Giardina, vicesindaco di Taormina e responsabile zonale della "Fimmg", Federazione italiana medici di medicina generale – fermo restando che io non credo affatto che siano i medici di base ad intasare il Pronto soccorso. In un giorno noi possiamo mandare 2 pazienti al massimo per un problema di urgenza e poi per una settimana non ne inviamo più. Si parla di oltre 45 mila accessi in 3 mesi: significano 15 mila prestazioni al mese e 500 giorno. Direi sono tanti. In realtà in queste cifre che ritengo "prettamente estive" c'è gente che viene dall'estero o dall'entroterra siciliano per fare qui la vacanza. Persone che non possono andare dal loro medico perché dista 200 km e cosi vanno in ospedale. Quando un medico di base invia il paziente al Pronto soccorso è perché c'è un'urgenza vera. Noi siamo presenti e disponibili, e ritengo che insieme agli altri colleghi dobbiamo, altresì, allearci tutti per incidere o obbligare l'azienda sanitaria a potenziare le risorse a disposizione della realtà sanitaria di Taormina».(e.c.)
 

 

 

(mercoledì 28 novembre 2007)

La Regione prosegue nell'attuazione del piano di rientro, ridimensionando le attività per pazienti in fase acuta. Aumentano però quelle per la riabilitazione

Ospedali, da tagliare altri 165 posti letto
Secco no dell'Ausl e Milazzo insorge. Il dg del Papardo: «Non perderemo nulla ma ci guadagneremo»

 
Natalia La Rosa
La Regione ha annunciato alle aziende ospedaliere della città e della provincia il prossimo taglio di altri 165 posti letto. I più attenti alle delicate dinamiche di un settore che si avvicina ad una vera e propria rivoluzione non si stupiscono più di tanto. La prima tranche era stata già applicata, ma soprattutto sui posti letto non ancora attivati, esistenti solo sulla carta, e dunque era stata quasi del tutto "indolore".
Anche questo secondo passaggio non era del tutto inatteso e, anzi, era perfettamente prevedibile: basta leggere le tabelle del piano di rientro varato dall'assessorato regionale alla Sanità per recuperare il mostruoso deficit da quasi un miliardo di euro. In esso si dispone la riduzione della percentuale di posti letto per pazienti in fase acuta, che passa da 3,5 a 3 per mille abitanti. In cifre, significa che il territorio messinese deve arrivare a 1.966 entro il 2009, termine (teorico) di completamento della strategia di risanamento concordata dall'assessore Roberto Lagalla con i ministeri della Salute e dell'Economia.
I dettagli del nuovo "colpo di mannaia" sono stati discussi lunedì a Palermo, nel corso della riunione del tavolo tecnico provinciale istituito dall'assessorato con rappresentanti della VI Commissione consiliare dell'Ars e di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private e degli enti locali. I quali ultimi, dunque, non potranno più sostenere di non essere stati informati delle scelte adottate in tema di servizi sanitari. E ovviamente, sarebbe utile che qualche delegato intervenisse alle riunioni visto che all'incontro di lunedì erano assenti sia esponenti del distretto dei sindaci (presieduto dal sindaco di Messina, e dunque in questo momento dal commissario Gaspare Sinatra) che dell'Anci.
Per quanto atteso, però, qualcuno sperava sempre che il provvedimento potesse essere evitato e che si potesse parlare invece solo di rimodulazione dei servizi nell'ambito dei posti già esistenti. Secondo quanto annunciato, invece, la decurtazione (che non interessa né il Policlinico, con quasi 900 posti, né l'Irccs Centro Neurolesi) riguarderebbe 55 posti in case di cura private, e 110 in strutture pubbliche, Di questi ultimi, 20 vanno individuati all'ospedale Papardo, 20 al Piemonte e i restanti nei nosocomi dell'Ausl 5, e in particolare Milazzo (20), Mistretta (13), Patti (10), Taormina (10), Barcellona (10). Il provvedimento però non è ancora operativo, in attesa dell'emanazione di uno specifico decreto.
Immediata la sollevazione anche se non unanime: il provvedimento non è stato ovviamente gradito all'azienda sanitaria, come ha ribadito il direttore generale Salvatore Furnari, mentre il sindaco di Milazzo Lorenzo Italiano ha annunciato che inoltrerà un ricorso al Tar contro il piano di rimodulazione della rete ospedaliera. «I tagli a Milazzo – denuncia il primo cittadino – sono superiori rispetto a quelli operati a Barcellona e Patti e questa diversificazione non trova alcuna motivazione. Non comprendo – e non voglio fare polemiche – come Messina, che è dotata già di un Policlinico debba mantenere altri posti letto in presidi pubblici e privati, mentre si va a mortificare una realtà importante che deve soddisfare le esigenze di una popolazione vasta e variegata».
Una valutazione positiva sul provvedimento proviene invece dal direttore generale dell'azienda Papardo Gaetano Sirna, presente all'incontro palermitano: «L'ospedale – afferma – non risentirà affatto del taglio di posti letto per acuti. Ciò soprattutto perché sono stati parallelamente riconosciuti, come anche ad altre strutture, altri 32 posti letto per lungodegenti post acuzie e 12 per la riabilitazione, cioè per pazienti che possono esservi trasferiti subito dopo la fase acuta delle patologie liberando così i relativi posti letto. Nell'ultimo anno – prosegue – l'azienda Papardo ha eliminato ben mille ricoveri inappropriati, che, tra l'altro, la Regione non finanzia nemmeno più. Ed è questa la chiave: se si incide sull'inappropriatezza non si soffre la riduzione dei posti letto. Non dimentichiamo, tra l'altro, che Messina verrà toccata molto meno di altre province: a Catania dovranno tagliare ben 1.400 posti letto».
E un atteggiamento di sostanziale condivisione proviene anche dal direttore sanitario dell'azienda ospedaliera Piemonte, Santo Conti: «Il ridimensionamento – afferma – è previsto dal piano di rientro dal deficit, c'è poco da fare. E comunque, la nostra azienda non ne soffrirà. Certo, se l'operazione dovesse proseguire non potremo dire altrettanto». E infatti l'ospedale di viale Europa sopravvive sul filo del rasoio, con seri problemi di budget (decurtato dalla Regione) e la prospettiva di un accorpamento gestionale con l'azienda Papardo e con l'ospedale di Taormina. Ma una sola è la certezza: la città non può in alcun modo permettersi che chiuda l'unico nosocomio del centro cittadino.
 

 
La scheda
 
Sono 165i posti letto che dovranno essere eliminati dalla rete ospedaliera della provincia di Messina, nell'ambito della strategia di contenimento del deficit da 909 milioni di euro varata dalla Regione.
L'annuncio dell'imminente applicazione dell'ulteriore trance di tagli (una prima era stata già resa operativa a giugno) è stato dato nel corso della riunione del tavole tecnico convocato a Palermo.
Nel dettagli verranno cassati 110 posti nell'ospedalità pubblica e 55 in quella privata.
 

 

 

(mercoledì 28 novembre 2007)

 

Taormina 

Vertenza Nursind, tutto slitta ad aprile

 
Taormina Ennesimo nulla di fatto per la vertenza tra Nursind e Ausl 5 sulle prestazioni fornite dal personale infermieristico nei cambi di turnazione. L'udienza in programma ieri a Messina davanti al giudice del lavoro è stata rinviata all'aprile del 2008. Il punto che rimane al centro della discussione concerne la valutazione e la retribuzione dei turni maturati dal personale smontante. Il Nursind ha chiesto il pagamento delle ore pregresse, riferite al periodo che va dal 2000 a tutto il 2005, inerenti i tempi di consegna e cambio divisa. Già falliti sin qui i vari tentativi di conciliazione, la vertenza a questo punto va avanti. Il Nursind ritiene di essere in possesso di perizie tecniche consistenti in un accertamento dei tempi effettivi che intercorrono per le predette consegne infermieristiche nei cambi di turno. L'Ausl, invece, e si oppone al riconoscimento economico dei tempi di consegna. e ribadisce la valenza delle griglie orarie fisse, ovvero 7-14, 14-21, 21-7, ritenendo nullo, il servizio prestato oltre non preventivamente autorizzato. La richiesta di ottimizzazione delle varie forme di assistenza nei nosocomi riguarda per il sindacato infermieristico in generale i vari ospedali della provincia di Messina e tra questi anche il "S. Vincenzo" di Taormina.(e.c.)

 

(martedì 27 novembre 2007)

A breve il trasferimento nella Cittadella della salute al Mandalari

Locali inagibili Dovrà chiudere il presidio 118 dell'ex Margherita
Gli ambienti ritenuti inadeguati dalla Medicina del lavoro della stessa Ausl

 
Natalia La Rosa
Non sono solo i padiglioni chiusi da anni a versare in uno stato di grave degrado all'interno dell'ex complesso ospedaliero Regina Margherita. Anche i locali nei quali operano tutt'ora diversi uffici e presidi medici dell'Ausl 5, proprietaria dell'intero immobile, presentano problemi logistici e strutturali, tali da sconsigliarne l'impiego.
Lo ha certificato l'ufficio di Medicina del lavoro della stessa azienda sanitaria, allertato nei giorni scorsi da una denuncia inoltrata da alcuni addetti al Presidio territoriale d'emergenza-118, che ha sede proprio in una delle ex palazzine ospedaliere. Dopo un sopralluogo, è stata accertata una serie di carenze che hanno indotto l'ufficio di controllo a imporre all'Ausl l'esecuzione di diverse prescrizioni, senza le quali gli ambienti sono da ritenersi inadeguati allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa. I locali, infatti, come emerge dalla denuncia, sono insufficienti, non salubri e non sicuri. «Le prescrizioni – rileva il direttore sanitario dell'Ausl 5 Manlio Magistri – riguardano soprattutto l'impianto elettrico, che necessita di essere messo a norma. Ma il costo sarebbe eccessivo, così l'azienda ha deciso di disporre il trasferimento del Pte in locali già disponibili e più adatti a questo scopo».
Il riferimento è a uno degli edifici che ricadono all'interno dell'ex ospedale psichiatrico Mandalari di viale Giostra, ormai da anni trasformato in Cittadella della salute dall'azienda sanitaria. Proprio in questi giorni fervono sopralluoghi e interventi tecnici e di pulizia per consentire di avviare il trasloco del Pte nel giro di pochissimo tempo, forse già entro la fine della settimana, alla luce – come spiega ancora Magistri – anche del ravvicinato termine indicato dalla Medicina del lavoro per l'esecuzione delle prescrizioni.
Stessa sorte, tra l'altro, seguirà a breve anche la guardia medica attualmente ospitata nelle stanze attigue al Pte sempre all'ex Margherita, che presentano analoghi problemi. Anche il Presidio di continuità assistenziale, dunque, lascerà presto il viale della Libertà per trasferirsi su viale Giostra. Sempre che l'azienda non ritenga di ricomprenderlo fra quelli che già a partire dall'inizio del prossimo anno dovranno essere aboliti su tutto il territorio provinciale, visto che, in effetti, risulterebbe in soprannumero soprattutto alla luce dell'estrema vicinanza con la guardia medica di via Garibaldi.
Ma anche sulla utilità stessa del Pte si appuntano non pochi dubbi, almeno se continuerà a rimanere ciò che fino ad ora è stato: un posteggio per ambulanze. La nuova collocazione del presidio di 118 – che si verrebbe a trovare su un asse viario di estrema importanza specie in vista della realizzazione dello svincolo – viene ritenuta logisticamente soddisfacente dal dirigente del servizio d'emergenza, dott. Dino Alagna. Che, però, non esita a ribadire come fino ad ora la struttura esistente al Margherita non sia stata dotata delle risorse necessarie per renderla davvero funzionale. Dalle strumentazioni (non c'è ad esempio un defibrillatore e nemmeno un elettrocardiografo), al personale: non ci sono infermieri, ma solo due autisti-soccorritori e due medici divisi in turni, che chiaramente lasciano la sede quando l'ambulanza deve spostarsi.
 

 

 

 

(Lunedi 12 novembre 2007)

 

Messina La spietata analisi nel libro del magistrato Bruno Tinti
"Toghe rotte" racconta la Giustizia che fa la faccia forte solo coi deboli

 
Marianna Barone
Messina
«La giustizia non funziona perché non funziona niente». Lo afferma senza alcuna esitazione Bruno Tinti, procuratore aggiunto alla Procura di Torino, in riva allo Stretto per prendere parte all'incontro su "Magistrati e politica associativa", organizzato da Magistratura democratica e svoltosi nell'aula magna della Corte d'Appello. Tinti spiega che quando ha deciso di mettere mano al libro "Toghe rotte", che raccoglie i racconti in forma anonima di alcuni magistrati, lo ha fatto quasi per sfogarsi. «Poi, dopo lo sfogo iniziale – aggiunge – sono nate interessanti occasioni di dibattito e di confronto». In cui interrogarsi sulla giustizia. «La legislazione vigente non funziona e anche i magistrati hanno le loro colpe. Il sistema penale fa la faccia forte con i deboli. Ma per tutti i reati commessi da chi è al vertice della piramide, ci si mette d'accordo».
Da qui l'analisi di Tinti, che ha speso la sua vita professionale a inseguire truffatori, evasori e bancarottieri. In una parola: i reati finanziari. «Tutti i reati contro l'economia si prescrivono in un massimo di 6 anni e mezzo – precisa il procuratore – ma questi illeciti vengono fuori dopo almeno tre anni che il fatto è stato commesso. Per cui, quasi mai c'è il tempo per arrivare a una condanna. Alla fine, il risultato è che il 95% dei fascicoli arriva in prescrizione. Insomma, quanto ai reati in materia di economia, il sistema è congegnato in modo da assicurare l'impunità».
E allora? «Allora, il carcere diventa un fast food – prosegue Tinti – un luogo in cui si entra e si esce con estrema facilità. Nel quale ci sta qualche omicida, qualche rapinatore e poi uno sterminato esercito di piccoli delinquenti e di extracomunitari. E per poco, pochissimo tempo, qualche delinquente che il pm e il gip hanno arrestato mentre si svolgono le indagini e che, per scadenza dei termini o perché il Tribunale della Libertà li ha rimessi fuori, sono usciti dopo due o tre mesi, pronti a trascinare il processo fino alla prescrizione». Infine, due parole sul caso De Magistris. «Tutti fanno finta di non capire qual è il problema reale – rimarca Tinti – siamo in presenza di un sistema che prevede rimedi al suo interno. L'intera vicenda andava gestita in maniera diversa. È una questione di stile: i processi si affrontano. Per chiarire le cose il più rapidamente possibile».
L'incontro è stato introdotto e moderato dal sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, candidato di Magistratura democratica alla Giunta sezionale di Messina dell'Anm, tra gli autori di alcuni racconti del libro: «Abbiamo cercato di raccontare alla gente il vivere quotidiano del magistrato e di rendere più visibili le difficoltà che affrontiamo quotidianamente». Vivace il dibattito a cui hanno preso parte magistrati di altre correnti. Fra gli interventi, quelli dei magistrati Gabriella Cappello, candidata di Magistratura democratica alla Giunta Nazionale dell'Anm, e Ada Vitale.

 

(martedì 6 novembre 2007)

Barcellona Ancora un vertice a Palazzo Longano, ma lo Sdi è critico

 

  (Lunedi 05 Novembre 2007)
SPECIALE
L'umorismo tra colleghi
migliora il lavoro
Una risata in ufficio migliora il lavoro. Chris Robert, ricercatore dell'università del Missouri, lo spiega in un articolo pubblicato sulla rivista Research in Personnel and Human Resources Management.


Una risata in ufficio migliora il lavoro. Chris Robert, ricercatore dell'università del Missouri, lo spiega in un articolo pubblicato sulla rivista Research in Personnel and Human Resources Management.

"La battuta tra colleghi - spiega lo psicologo - aumenta la creatività, la coesione e anche le prestazioni personali".

Il ricercatore è arrivato alla conclusione analizzando centinaia di studi sull'argomento condotti negli ultimi trent'anni da diverse discipline, dalle neuroscienze all'antropologia. Il risultato dell'analisi è che le persone scherzose hanno migliori risultati e riescono a ridurre i conflitti durante le riunioni; particolarmente da apprezzare è l'umorismo nei capi: quando il 'boss' non è arcigno, spiega Robert, riesce ad assegnare meglio anche compiti sgraditi, e risulta comunque più apprezzato dai sottoposti.

(Domenica 04 novembre 2007)

Taormina
Inaccettabile che manchi l'ambulanza di rianimazione

 

Taormina Nuova udienza a marzo sulla vertenza sindacale
Nursind-Ausl, ancora un rinvio

(lunedì 29 ottobre 2007)
Taormina Ancora un nulla di fatto per la vertenza tra Nursind e Ausl 5 sulle prestazioni fornite dal personale infermieristico nei cambi di turnazione. È stata rinviata al marzo 2008 la relativa udienza, davanti al giudice del lavoro. Il magistrato si è ulteriormente riservato di riesaminare gli atti in oggetto e di valutare, pertanto, anche attraverso la nomina di un Ctu, un apposito studio e conteggio dei turni chiesti dal personale infermieristico. Il punto, che ora rimane aperto, concerne la valutazione e la retribuzione dei turni maturati dal personale smontante.
Al centro della contesa c'è la richiesta Nursind di pagamento delle ore pregresse, riferite al periodo che va dal 2000 a tutto il 2005, inerenti i tempi di consegna. Falliti sin qui i vari tentativi di conciliazione, la vertenza va avanti. Il Nursind ritiene di essere in possesso di perizie tecniche consistenti in un accertamento dei tempi effettivi che intercorrono per le predette consegne infermieristiche nei cambi di turno. L'Ausl, invece, da parte sua ha piena convinzione nella effettiva fondatezza della propria diversa posizione legale, e si oppone con delle controdeduzioni al riconoscimento economico dei tempi di consegna. La richiesta di ottimizzazione delle varie forme di assistenza nei nosocomi riguarda per il sindacato infermieristico in generale i vari ospedali della provincia di Messina e tra questi anche il "S. Vincenzo" di Taormina. (e.c.)

 

(20/10/2007)

Taormina Denuncia del Nursind
L'esiguo spazio penalizza il reparto di pediatria
Taormina«La situazione della U.O. di Pediatria ci vedrà costretti, nei prossimi giorni, a segnalare le disfunzioni strutturali di tale reparto alle autorità di controllo competenti». Lo ha reso noto ieri in un documento la segreteria provinciale del Nursind, il sindacato degli infermieri, in riferimento ad alcune problematiche logistiche e strutturali legate allo "status" odierno in cui si svolge l'attività di Pediatria, ovvero uno tra i più importanti reparti dell'ospedale S. Vincenzo di Taormina. «L'esiguo spazio fisico (due stanze) "concesso" alla degenza dei bambini – scrive Domenico Rotella, segretario Nursind - è praticamente "ritagliato" all'interno del reparto di Medicina generale dell'ospedale di Taormina. Molte volte il direttore della U.O. pediatrica, dott. Luigi Iudicello , ha giustamente segnalato questi disagi all'azienda, ma la situazione resta immutata».
«L'infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell'interesse dei cittadini e dell'istituzione, ed ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri dell' eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale: questo è quello che afferma il Codice deontologico degli infermieri. Per questo, e per nostra intima convinzione, non possiamo quindi continuare a tollerare una situazione del genere. È impensabile, sia per motivi igienici che psicologici, che i piccoli degenti e le loro madri condividano spazi con pazienti adulti, a volte anziani, con le più svariate patologie e che assistano, a volte al trasporto delle salme dei pazienti deceduti. Tale condizione persiste purtroppo ormai da diversi anni. Ci associamo alla protesta del primario, condividendo le motivazioni che lo spingono a reiterare tali richieste all'azienda sanitaria».(e.c.)

 

 

(giovedì 11 ottobre 2007)      

Palermo Ha riconosciuto che la sua uscita «non era felice»

Gianfranco Miccichè si è scusato  per una frase su Falcone e Borsellino
PALERMO «La mia non è stata una dichiarazione felice e di questo mi scuso con la signora Falcone e non solo con lei. Il mio intervento a Bivona da cui è stata estrapolata quella frase era comunque molto più complesso ed era mirato, cosa di cui continuo ad essere convinto, a provare a cambiare l'immagine di una terra che tra mille peculiarità riesce a trasmettere la sola identità di terra di mafia».
Lo afferma Gianfranco Miccichè, presidente dell'Assemblea regionale Siciliana che aveva detto: «Dobbiamo lavorare tutti insieme, senza far prevalere dentro di noi l'aspetto demagogico, affinchè si cambi l'immagine della Sicilia che oggi è schiacciata dall'identità mafia». Il presidente aveva osservato che i siciliani «trasmettono sempre un messaggio negativo», ed aveva fatto un esempio: « Se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto».
«Sto lottando da anni, con passione, per lo sviluppo di questa terra – sottolinea Miccichè – ma devo costatare, purtroppo, che qualsiasi sforzo viene vanificato dalla volontà di noi siciliani di essere percepiti come un popolo disgraziato in continua emergenza».
Il presidente dell'Ars ricorda che «ogni giorno leggiamo sulla stampa di morti in Campania, ma non mi risultano richieste di esercito da parte di nessuno. Il danno che provochiamo continuamente sui mercati internazionali e sui possibili investimenti nell'Isola sono enormi e, sinceramente, non riesco a capire il motivo di questa autoflagellazione siciliana».
«Ciò non toglie – conclude Miccichè – comunque che è mio dovere ritirare la frase sul nome dell'aeroporto di Palermo intitolato a due martiri della nostra infinita battaglia contro la criminalità organizzata senza la quale non avremmo oggi neanche la speranza di quello sviluppo che io auspico».
«Hanno perso tutti il ben dell'intelletto: a destra, sinistra e centro. C'è da restarci di sasso. Poi si lamentano che vengono fuori personaggi come Grillo». Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, ha commentato così le dichiarazioni di Miccicè. «Sono anni – ha aggiunto – che vado nelle scuole a parlare di legalità e lotta alla mafia con i ragazzi e poi mi sento dire una cosa simile dal presidente dell'Ars, il politico simbolo della Sicilia».
«A Miccichè – ha concluso – non viene il sospetto che chi viene a Palermo in aereo, vedendo la scritta "Aeroporto Falcone-Borsellino", venga in mente l'antimafia e non la mafia?»
«È paradossale che secondo il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè la Sicilia debba curare la propria immagine cancellando il nome dell'aeroporto Falcone Borsellino perchè evocherebbe la presenza della mafia. Tutto questo mentre si svolge un processo per mafia che vede tra gli imputati il presidente della Regione», ha dichiarato Rita Borsellino. Sottolineando l'importanza di questo momento storico «in cui molti imprenditori stanno trovando il coraggio di denunciare gli estorsori», Borsellino ha ribadito la necessità di intervenire «bene e presto».
«Il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana dovrebbe chiedere scusa alla Sicilia intera e non solo ai familiari di Falcone e Borsellino per questa sua frase infelice. Per fortuna in tutto il mondo l'immagine buona e pulita della Sicilia è immortalata nella foto in cui i due magistrati siciliani sorridono», ha sottolineato il presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione.
«Per me – aggiunge Forgione – è davvero imbarazzante dover replicare ad affermazioni che ogni cittadino siciliano non avrebbe voluto ascoltare».(ansa)

 

(giovedì 11 ottobre 2007)

Regione Sulla riduzione deciderà esclusivamente il Parlamento
Guardie mediche,  la Commissione Sanità all'unanimità sconfessa il Governo
Michele Cimino
PALERMO
Governo battuto in Commissione Sanità sulla riduzione delle guardie mediche. Obiettivo dell'assessore regionale alla Sanità Roberto Lagalla e del presidente della Regione Totò Cuffaro, era, come concordato con il ministero della Salute e con il ministero per l'Economia, di chiuderne 43 subito, cioè entro il 15 ottobre, ed altre 40 a fine anno.
In atto, infatti, le guardie mediche in funzione in Sicilia sono 456 e, fra medici e infermieri, dispongono di 2.580 unità operative, con un costo medio complessivo di 114 milioni di euro, pari a 250.000 euro per ciascuna guardia medica. Per quanto riguarda i conti dello Stato, invece, dovrebbero essere 271, con un alleggerimento dei costi per 46 milioni di euro.
A conclusione di una lunga trattativa Regione-Stato si è concordato di sopprimerne in tutto 83. Ma, come dichiarato dallo stesso presidente della Regione Cuffaro appena due settimane fa, si vuole scongiurare «chiusure di presidi indispensabili per il territori»". E per questo, dopo un duro confronto con i sindaci dei territori interessati, si era deciso di condiidere le scelte con la commissione di merito dell'Ars, fermo restando che alla fine se ne dovranno chiudere sempre 83.
La commissione, che è presieduta dal deputato del Mpa Tony Rizzotto, ha invece deciso, con voto unanime, che la scelta dovrà essere operata dal Parlamento. «La decisione presa all'unanimità dalla commissione Sanità di sospendere il piano di rimodulazione delle guardie mediche - ha commentato il capogruppo di An Salvino Caputo, che si era battuto per l'abrogazione del decreto Lagalla di fine settembre con cui si dava il via alla chiusura delle prime 43 guardie mediche - è giusta e razionale». Caputo si è, quindi, detto d'accordo anche sulla richiesta di una maggiore concertazione fra l'assessore ed il Parlamento, «per affrontare assieme la problematica del piano di rientro della spesa sanitaria, che andrebbe fatto confrontandosi ed individuando i veri rami di sperpero economico ed evitare cosi decisioni non solo impopolari, ma che non colpiscono i veri sprechi prodotti nell'ambito sanitario».
«Serve - ha concluso Caputo - una maggiore collaborazione, nelle scelte da parte del Governo e la propria maggioranza parlamentare, soprattutto quando si tratta di decisioni di questa portata».
Sulla stessa linea il capogruppo dell'Udc Nino Dina che, per primo, nei giorni scorsi, aveva manifestato resistenze nei confronti del decreto Lagalla. Per Dina, in particolare, il voto della commissione Sanità «ha una valenza politica rilevante. Il pronunciamento della Commissione parlamentare - ha spiegato - va nella stessa direzione di quanto già rassegnato nei vertici di maggioranza tenutisi in queste settimane. Intendo dire che è un problema avvertito e condiviso quello di salvaguardare i presidi delle guardie mediche nei piccoli centri. Si dovrà operare con i tagli nei grandi centri dove la continuità dell'assistenza sanitaria è assicurata da diversi presidi a partire dai pronto soccorso degli ospedali, al 118 ed alle stesse guardie mediche».
Per il governo, però, è andata male anche in commissione Bilancio, dove i deputati di Dca-Sicilia Vera, Cateno De Luca e Nunzio Maniscalco, hanno fatto venir meno la maggioranza, impedendo la prosecuzione dei lavori. «Non siamo camerieri qualificati - ha poi commentato l'on.De Luca - che devono essere considerati dalla maggioranza di centro-destra solo quando bisogna ratificare le nefandezze finanziarie del Governo Cuffaro».
Ed ha motivato la propria decisione e quella del collega rilevando che «numerosi appelli sono rimasti inascoltati ed il Governo non intende modificare la rotta che ci sta portando nel baratro economico e finanziario. Tant'è vero che, ad esempio, il Piano di rientro del deficit sanitario, sottoscritto pochi giorni fa a Roma, è stato già ampiamente sforato con l'amara conseguenza che in Sicilia continueremo ad avere una fiscalità di svantaggio rispetto alla tanta decantata fiscalità di vantaggio che doveva rilanciare la nostra Autonomia politica».
«Non continueremo - ha concluso De Luca - ad accettare il religioso silenzio che questo Governo si svenda definitivamente la Sicilia ed i siciliani».
Su quanto accaduto il commissione Bilancio il presidente della Regione ha chiesto chiarimenti e intende incontrare questa mattina, oltre ai suoi componenti anche il presidente dell'Ars Gianfranco Micciché. In aula, invece, dopo un ampio e, in certi momenti, infuocato dibattito sulla lotta alla mafia, determinato dalle mozioni presentate dall'Udc Giusy Savarino e dal forzista Salvo Fleres, è mancato l'accordo per l'approvazione di un documento unitario e, constata l'assenza del numero legale, i lavori sono stati aggiornati a questa mattina. Nel dibattito sui documenti, illustrati rispettivamente da Giusy Savarino e Salvo Fleres, sono intervenuti i deputati Totò Cintola e Nino Dina per l'Udc; Francesco Cantafia per l'Ups; Armando Aulicino per il Mpa; Nino Oddo e Roberto De Benedictis per i Ds; Egidio Ortisi per la Margherita; Francesco Cascio e Michele Cimino per Fi; la leader dell'Unione Rita Borsellino e l'assessore Guido Lo Porto per il Governo.

 

(giovedì 11 ottobre 2007)

Lipari Le rivelazioni di un addetto ai lavori
Ecco perché il "118" presta i soccorsi con tanto ritardo

Peppe Paino
Lipari
E la chiamano sanità. Ad un anno e mezzo dall'istituzione del servizio non sono stati ancora trovati dei locali nel centro di Lipari, o nelle immediate vicinanze per il locale presidio del 118 . La "centrale operativa" si trova sempre in collina, in un appartamento situato nella frazione di Pianoconte, distante sei km proprio dal centro urbano. E il fatto che i soccorsi continuino ad essere portati a compimento in genere con almeno 25 minuti di ritardo ad intervento è un aspetto inquietante che finora non è bastato a correre ai ripari. A tanto ammonta incredibilmente l'attesa media.
Tra tempi tecnici (dalla chiamata di soccorso alla centrale del numero nazionale che interpella la sede periferica di Messina, la quale a sua volta contatta, al cellulare, gli autisti dell'ambulanza di Lipari) e pratici, legati al percorso da compiere. Ovviamente, per le emergenze lontane da Pianoconte. Il tutto tra la vergognosa indifferenza a livello politico amministrativo.
Un dipendente del "118" ci ha invitato a far presente altri aspetti di quello che dovrebbe essere un prezioso servizio a disposizione della comunità. «I luoghi da raggiungere per le emergenze ci vengono comunicati da Messina attraverso telefonate ad un cellulare. Ma la nostra "centrale" di Pianoconte si trova in una zona d'ombra nella quale c'è poco campo. Di conseguenza dobbiamo lasciare il telefonino sempre fuori, all'acqua e al vento. E quando arriviamo in ritardo ci tocca sorbire anche le comprensibili lagnanze e persino insulti, dei familiari degli infortunati di turno. In organico, qui a Lipari, poi – continua – dovremmo essere in dodici come da organico ed invece siamo soltanto in sei. Sei autisti socorritori con turni di dodici ore. Per una notte è stata fermata l'ambulanza per mancanza di personale di ricambio. Gli straordinari accumulati non si contano più e se qualcuno va in malattia sono dolori. Va inoltre, fatto presente che siamo tutti non residenti e con famiglie fuori Lipari. E non abbiamo alcuna agevolazione».

 

 

 

(martedì 9 ottobre 2007)

Il Polo oncologico – straordinaria risorsa per l'intera Sicilia – rischia di tramutarsi in una condanna a morte per il secondo ospedale della città
Il "Papardo" vittima di una sanità allo sbando
Dopo il crollo del soffitto in Cardiologia, l'impegno a ripararlo entro quindici giorni. Ricoveri dimezzati

Natalia La Rosa
Un piccolo intervento manutentivo trascurato, un danno enorme. Un ospedale che nasce, il Centro oncologico d'eccellenza unico in tutta la Sicilia, all'interno di un altro che ogni giorno sconta difficoltà sempre maggiori. Fino ad ora, però, mai gli ostacoli logistici si erano tramutati in danni veri e propri.
Appariva come devastata da uno tsunami ieri la Cardiologia dell'Ospedale Papardo, dove domenica in tarda mattinata una parte del controsoffitto ha ceduto, sotto il peso dell'acqua piovana infiltratasi a causa del cattivo convogliamento. Pavimenti ancora impregnati d'acqua, una "pioggerellina" battente nei corridoi, nonostante fuori splendesse un caldo sole autunnale, secchi, stracci, suppellettili accatastate alla meno peggio, letti e divani alla rinfusa (con tanti saluti alla sterilità dell'ambiente ospedaliero), pazienti e familiari che alla sofferenza dovuta alla malattia hanno dovuto aggiungere anche un comprensibile smarrimento. Dodici ricoverati, scelti fra i meno gravi, hanno dovuto essere trasferiti nei reparti di Cardiochirurgia, Chirurgia toracica e Pneumologia, dove vengono monitorati dai medici con le immaginabili difficoltà causate dalle continue "traversate" in ascensore da un piano all'altro (Cardiologia è al terzo, gli altri reparti fra l'ottavo e il nono). E per fortuna nessuno si è fatto male.
«Già i nostri medici sono pochi – tuona imbestialito il direttore dell'Unità operativa dott. Rosario Grassi – ci manca solo che si mettano a fare la spola da un piano all'altro. Ora, fino a quando tutti i locali non saranno ripristinati, saremo costretti a dimezzare i ricoveri». Si aggirava attonito nel suo ex bel reparto, ieri, il primario di una della unità più importanti dell'intero ospedale (35.000 pazienti l'anno, 1.300 studi emodinamici, 700 interventi di angioplastica coronarica). La Cardiologia doveva essere il "gioiellino" del Papardo e in effetti lo era: inaugurata in pompa magna il 17 marzo scorso, già una settimana dopo cominciava a manifestare le avvisaglie del cedimento verificatosi domenica, come denunciato dal primario con la prima delle cinque segnalazioni sulle infiltrazioni d'acqua inoltrate agli uffici tecnici dell'azienda.
E ora si contano i danni: sofisticatissime apparecchiature fuori uso, mezzo reparto dichiarato inagibile dai vigili del fuoco e ancora privo di corrente elettrica. Che, dunque, viene erogata a macchia di leopardo ("salve" per fortuna la sala di Emodinamica e l'Unità di terapia intensiva coronarica, dove la vita dei pazienti dipende dalle macchine cui sono collegati). Già la scorsa settimana, tra l'altro, un episodio analogo si era verificato. «Tutte le segnalazioni sono state regolarmente inoltrate all'impresa – spiegano i manager, il direttore generale Gaetano Sirna e il direttore sanitario Nicola Baldari, e il responsabile del procedimento geom. Roberto Arlotta – che infatti la scorsa settimana ha provveduto tempestivamente a eliminare le infiltrazioni in alcune stanze. Anche adesso, gli operai sono già al lavoro e nel giro di due settimane tutto sarà riparato, anche a costo di farli lavorare di notte».
Sempre ieri, un sopralluogo è stato condotto con il direttore dei lavori, l'ing. Francesco Oteri, mentre una relazione tecnica è stata trasmessa alla direzione aziendale: «Una volta quantificate le ripercussioni su strutture e apparecchiature, e individuate le responsabilità – ribadisce Sirna – chiederemo il risarcimento, anche per il danno d'immagine». Secondo quanto emerso da una prima ricostruzione, e come peraltro evidenziato anche domenica durante l'intervento dei vigili del fuoco, sono risultati intasati i due pluviali che dovrebbero far defluire le acque meteoriche cadute sulla terrazza che sovrasta il terzo piano, anch'essa allagatasi domenica, per le abbondanti piogge. L'acqua, infatti, non venendo adeguatamente convogliata nelle apposite condutture, ha riempito i controsoffitti sottostanti, fino a farli schiantare.
L'area sovrastante fa parte dei tanti cantieri allestiti nell'ospedale per la costruzione del polo oncologico, i cui lavori da 34 milioni sono stati affidati nel 2005 all'impresa Cofathec. Sopra il tetto della Cardiologia, in particolare, è in corso la costruzione di un ulteriore piano, che ospiterà un auditorium da 200 posti e alcune aule didattiche. La sezione, cominciata nel febbraio 2006, avrebbe dovuto essere completata lo scorso luglio, ma allo stato attuale i tempi appaiono ancora molto lunghi. «Proprio lo scorso 29 settembre – afferma Arlotta – il direttore dei lavori ha firmato un ordine di servizio con il quale intimava all'impresa l'accelerazione dei lavori e l'esecuzione di alcuni interventi. Fra essi, la pulizia dei pluviali e delle aree di cantiere. Che però a quanto pare sarebbe stata eseguite solo parzialmente».
Un aspetto manutentivo irrisorio, dunque, tanto scontato quanto sottovalutato, ha prodotto ora un enorme danno in uno dei reparti più importanti dell'ospedale, uno di quelli che al momento "trainano" l'intera attività sanitaria già pesantemente penalizzata dalla parallela esecuzione dei lavori del polo oncologico. I cui cantieri (come spieghiamo sotto) sono operativi contemporaneamente in diversi settori, man mano sottoposti a trasferimenti, accorpamenti e a tutti i disagi legati alla convivenza con ruspe e martelli pneumatici.
«Mi sono trovato di fronte – rileva il direttore generale – a due imperativi: fare svolgere regolarmente le attività sanitarie e consentire la prosecuzione dei lavori da 34 milioni, che non posso certo permettermi di fermare, esponendo l'azienda alle penalità che prevede il contratto. E dove c'è un centro produttivo in campo medico, non è comunque facile far lavorare 90 operai. Solo una mente bizzarra poteva pensare il contrario». E su questo nessuno può obiettare alcunché. Di certo, però, un conto è sopportare disagi (inevitabili?) legati a rumori, polvere (in ambienti che dovrebbero esserne assolutamente immuni), spazi da liberare e reparti da trasferire. Cosa ben diversa, invece, è pretendere l'ovvio: e cioè che – se effettivamente saranno accertate responsabilità e "dimenticanze" – i cantieri siano gestiti con le più elementari regole di buon senso e le più scontate manutenzioni.
Intanto i timori sulla convivenza fra Polo oncologico e ospedale Papardo diventano sempre più consistenti: vero è che dal primo il secondo trarrà beneficio (nuovi reparti, condivisione di strumentazioni innovative), ma l'azienda ospedaliera dovrà trasferire al nascente Centro posti letto e risorse economiche, oltre che personale, al pari di quanto dovranno fare Ausl e Università: lo impone il piano di rientro della spesa varato dalla Regione. Fondati, dunque, iniziano ad apparire i timori sul tramutarsi di un problema di "convivenza" in una questione di "sopravvivenza" dell'ospedale Papardo, del quale peraltro già si parla in termini di accorpamento gestionale con altre due strutture: l'ospedale Piemonte e il "S. Vincenzo" di Taormina nell'ottica di una riduzione delle spese sempre ai sensi del piano di rientro del deficit regionale.
Indispensabile, dunque, che le istituzioni messinesi vigilino attentamente sulla piega che sta assumendo l'offerta sanitaria in città, tra tagli di bilancio e Polo oncologico che "avanza". Quest'ultimo, in particolare, è una straordinaria opportunità e come tale la città l'ha preteso, sobbarcandosene ora il difficile percorso realizzatorio. Purché però non lo si lasci lentamente trasformare nella condanna a morte dell'ospedale Papardo, mentre contemporaneamente vengono tagliati i viveri al "Piemonte" (la Regione ha decurtato il budget del 40%). Una città da 260.000 abitanti, con un bacino d'utenza interprovinciale quattro volte più ampio, non può certo ridursi a dover contare su un solo ospedale pubblico, anche se si tratta del "gigante" Policlinico universitario.

 

(martedì 9 ottobre 2007)

QUANDO AL SIRINA, MANCO' LA CORRENTE.....

 

(lunedì 8 ottobre 2007)

Taormina Dubbi sul decreto di proroga
Emodinamica al Sirina Il personale chiede chiarezza alla Regione

Emanuele Cammaroto
Taormina
C'è un "giallo", o forse è meglio dire un dilemma, che ha lasciato in "eredità" l'ultima riga della lettera con la quale la Regione ha concesso nei giorni scorsi il via libera, ad interim e sino al 31 dicembre, all'attività di Emodinamica all'ospedale "S. Vincenzo" di contrada Sirina a Taormina. Dal personale infermieristico del presidio, e nella fattispecie dagli aderenti al "Nursind", è così partita nelle scorse ore una missiva all'indirizzo dell'assessore regionale alla Sanità, Roberto Lagalla. Si tratta di una richiesta di chiarimenti sull'apparentemente scontata, eppur per questo strana, espressione riportata dall'assessorato a conclusione del decreto e di un'autorizzazione concessa «fermo restando che per qualsiasi evento avverso si possa verificare nel corso di procedure per acuti si attesta all'esclusiva responsabilità degli operatori».
Il "promemoria" destinato agli addetti ai lavori del "S. Vincenzo", e dunque a tutti gli operatori tra i quali ovviamente in primis i medici, è parso perlomeno singolare. Cosa vorrà significare e simboleggiare la sottolineatura di quella frase? «Stante le previste responsabilità penali personali previste dalla legge – scrivono gli infermieri - nell'interesse ed a tutela dei lavoratori del comparto che rappresentiamo, noi chiediamo venga chiarito il significato di quella frase. Vogliamo capire perché sia stato riportato ed evidenziato il passaggio sulle responsabilità, e ciò chiaramente con riferimento a tutta una serie di aspetti, che vanno dal punto di vista penale, a quello civile, assicurativo ed infortunistico».
Adesso non rimane che aspettare la risposta dell'assessorato.
GAZZETTA DEL SUD Lunedì 08/10/2007

 

(lunedì 8 ottobre 2007)

Crollano i controsoffitti della sala ecografie e di una stanza di degenza del reparto di Cardiologia dell'ospedale Papardo, corridoi allagati, impianti elettrici in tilt
Inferno d'acqua, 11 pazienti sfollati
Metà dei locali dichiarati inagibili. Si punta il dito sui lavori in corso del vicino Polo oncologico
Lucio D'Amico
Pazienti cardiopatici sfollati come gli alluvionati di Sarno. Distesi sui lettini, seduti in sedie a rotelle, parcheggiati nei corridoi anch'essi invasi dall'acqua o nella sala tv, in attesa di essere trasferiti in altri settori. La realtà supera ogni immaginazione. Il reparto più nuovo dell'ospedale Papardo, Cardiologia, inaugurato con una cerimonia ufficiale lo scorso 17 marzo, si ritrova come nella Firenze del 1966. Dai tetti pioggia a catinelle, all'improvviso un boato che sembra un tuono, ma è il controsoffitto che crolla, all'interno di una delle stanze del terzo piano, in fondo al corridoio. Per fortuna, le due donne ricoverate erano già state fatte allontanare, da medici e infermieri che si sono prodigati nel tentativo di alleviare disagi e sofferenze. Una delle due pazienti è la signora Angela Di Bella Cardile, 83 anni, la messinese eletta il 21 aprile scorso come "maestra d'Italia" per i meriti accumulati in carriera.
Ben presto è il caos. Poi, sprofonda anche il tetto della sala ecografie, i pannelli elettrici vanno in tilt, computer e apparecchiature fuori uso. Un disastro. Scene allucinanti. I vigili del fuoco (ispettore Diego Falcone, caposquadra Carmelo Ciappina) dichiarano inagibile metà del reparto. Almeno undici pazienti devono essere dislocati altrove, chi in Cardiochirurgia, chi in Chirurgia toracica. Arriva trafelato, in tenuta ancora da campagna, il direttore di Cardiologia, dott. Rosario Grassi. Si aggira sconsolato, scuote la testa, cerca di tranquillizzare familiari, parenti e amici dei ricoverati, che stazionano fuori dal reparto, in attesa di notizie. C'è anche il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Papardo, il dott. Gaetano Sirna.
Ma come può essere accaduta una cosa del genere? Come è stato possibile non aver posto rimedio, soprattutto dopo che qualche "avvisaglia" c'era stata nei giorni scorsi? Le accuse hanno un bersaglio preciso: «Avevamo scritto cinque lettere – dichiara Grassi – alla direzione lavori e al responsabile dell'impresa che sta eseguendo, a monte dell'ospedale, le opere di realizzazione del Polo oncologico. Avevamo segnalato una serie di inconvenienti causati proprio dagli interventi in corso. Purtroppo, anche se i tecnici dell'impresa hanno effettuato un sopralluogo, non ci sono state date risposte». Sirna è più prudente ma in qualche modo conferma: «Sì, avevamo avvertito la ditta che qualcosa non andava». Il cantiere del Centro di eccellenza oncologica è ubicato a poca distanza, qualche centinaio di metri a monte. Sul tabellone posto all'ingresso campeggiano i nomi della ditta, la Cofathec di Roma, del responsabile del procedimento, geometra Roberto Arlotta, del responsabile dell'ufficio direzione lavori ing. Francesco Oteri, del direttore tecnico geometra Pasquale D'Angelo. Un appalto da oltre 34 milioni di euro, i cui lavori, avviati il 23 gennaio 2006, si sarebbero dovuti concludere entro 20 mesi, cioè proprio in questi giorni (previsione sballata, come per tutte le opere pubbliche messinesi).
A stabilire le cause, e se davvero c'è un nesso tra i lavori del Centro oncologico e l'otturazione dei pluviali (che avrebbe impedito il regolare deflusso dell'acqua che, non trovando sfogo, si è incanalata lungo il controsoffitto), saranno ovviamente le perizie dei tecnici. E certamente su quanto accaduto ieri al Papardo vorrà e dovrà far luce la Procura della Repubblica. Oltre agli ingenti danni subiti da un reparto che, lo ripetiamo, era stato rimesso a nuovo e inaugurato soltanto sei mesi fa, quello che più è assurdo e ingiustificabile è che è stata messa a repentaglio la vita di persone dal cuore sofferente. Non si può liquidare questo pomeriggio di "follia", queste scene da Quarto Mondo, come la semplice conseguenza di un temporale d'ottobre.

Domenica 30.09.07

 

Si è bloccato il progetto

Di pediatria a Taormina.

“Il progetto di fare un’unica sezione di Pediatria al posto di Medicina, per il momento è andato a monte e francamente non mi va”.

Questo, in sintesi il concetto espresso dal primario, Luigi Iudicello, dopo sei mesi di vana attesa, per il progetto approvato dalla Direzione della ASL 5 di Messina.

Come si ricorderà , a maggio – in seguito ad una lettera dell’organo direttivo messinese- era stato lo stesso primario dell’ospedale S. Vincenzo a dare notizia che il reparto di Pediatria sarebbe stato presto unificato.

L’informazione era stata accolta con soddisfazione, soprattutto perché con l’accorpamento del reparto in un'unica ala, sarebbero stati elminati, una volta per tutte, dei problemi non da poco per i piccoli degenti di Pediatria.”invece, spiega il primario- dovranno continuare a condividere i loro spazi con gli anziani ammalati. Una situazione imbarazzante  per tutto il mio staff, nei confronti sia dei bambini del reparto che delle loro mamme, ma anche nei confronti dei degenti anziani, i quali avrebbero potuto  usufruire di spazi tutti per loro.

Non si capisce il motivo, per cui la Direzione dell’ASL, prima ha approvato il progetto e poi non lo ha portato a termine.

O meglio no si capisce come dei provvedimenti burocratici possano subire una battuta d’arresto così all’improvviso.Tant’è vero che un geometra, nelle scorse settimane, prima di andare in vacanza, mi ha consegnato il disegno del progetto del reparto unificato, il quale , invece rimane suddiviso, quindi, su più piani .

I bambini dovranno essere ancora sballottati  e di conseguenza le loro mamme.

La delusione del Prof. Iudicello è tanta, ma per i bambini del suo reparto si è dichiarato disposto ad andare in fondo alla vicenda

ANTONIO MACRI’

 
...sul bollettino dell'ordine dei medici di Roma l'articolo di apertura  e la copertina stessa sono listati a lutto per ribadire la netta contrarietà dell'ordine romano alla creazione di figure apicali non mediche.
Questa la risposta del nostro collegio, da inserire nel prossimo foglio notizie.
 
Il numero di settembre della rivista dell’Ordine provinciale dei medici della provincia di Roma è uscito listato a lutto, poiché- come spiega nell’editoriale il presidente- la sanità italiana è decisamente compromessa dall’arrivo, a livello apicale e dirigenziale, di professionisti che (orrore!) non sono laureati in medicina e chirurgia.

In pratica una degna conclusione della querelle legata alle articolesse del sig Mario Pirani apparse su La Repubblica, relative allo stesso argomento (i medici sottratti al gravoso compito di guidare la sanità italiana da parte di Leggi dello Stato. Tali Leggi infatti consentono a figure non mediche di organizzare le attività di altri professionisti sanitari,in genere non medici…)

Non a caso lo stesso ordine provinciale si era espresso con entusiasmo in merito agli articoli del Pirani.

Attenti, quale collegio professionale avente le stesse finalità istituzionali dell’ordine dei medici, sia alle esigenze dei professionisti rappresentati, sia dei cittadini assistiti, crediamo che l’immagine di una copertina listata a lutto rappresenti effettivamente una risorsa molto importante; un segnale forte; un richiamo a chi deve capire!

Dunque utilizziamo anche noi, nel nostro periodico foglio notizie, una listatura a lutto, in ricordo (ed in colpevole ritardo) dei 90 morti quotidiani causati dagli errori dei medici, così come ci ricorda ancora oggi il sito web di un autorevole quotidiano (ancora La Repubblica che, se è autorevole quando pubblica Pirani, è autorevole anche quando riporta questi dati).
Per chi vuole vedere le fonti aprire questo link:
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/errori-medici/errori-medici/errori-medici.html
Meditate,gente,meditate.
Francesco Falli
 

 

 

Sanita' Infermieri in sciopero

Pubblicato da Daniela Sabatini alle 15:11 in Attualità

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Annunciato per domani lo sciopero del personale infermieristico dei principali ospedali irlandesi. Circa 40,000 infermieri chiedono l'aumento delo stipendio del 10,5% con riduzione dell'orario lavorativo da 39 a 35 ore settimanali.

Questa protesta infatti e' un po' la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo le continue polemiche sulla scarsa igiene, i posti letti insufficienti e le code infinite, il Ministro Mary Hearney non ha dato alcun cenno di vita, nulla di cui stupirsi visto che solo l'anno scorso una graduatoria della UE sulla sanita' ha posizionato l'Irlanda dopo la Lituania. In quell'occasione il ministro aveva neganto e sostenendoo che i dati europei non erano aggiornati. 

Il governo si trovera' comunque in gravi difficolta' se non agiranno al piu' presto, soprattutto in vista delle imminenti elezioni elettorali. Nel frattempo le negoziazioni continuano ma nulla di positivo e' stato annunciato.

 

 

Questa è una delle "casualità" riguardanti le trasformazioni avvenute all'Ospedale Sirina di Taormina, e comunque in tutta la ASL  5, Nursind Messina non ha  avuto mai remore a confrontarsi con società civile e stampa. Il "problema" riguardante la gestione dell'attività di intramoenia a Taormina, confrorntando le date dell'articolo e il bando per l'attività libero-professionale degli infermieri, si può facilmente capire quale, tra i sindacati ha reso possibile tale attività agli infermieri, ecco il l'articolo di "Nursind ME"con il quale ai tempi abbiamo reso pubblico l'evento:

Finalmente Intramoenia

 

Era ora che si ponesse fine, dopo quasi quattro anni alla vergogna della gestione del servizio d’Intramoenia dell’Ospedale S. Vincenzo con personale infermieristico strutturato.

Vergogna, perché non può essere definita in maniera diversa la condizione per cui a fronte di reparti (piu o meno tutti in questi anni) allo stremo per carenze di personale, sei unità Infermieristiche erano impiegate in intramoenia in attività che andavano svolte al di fuori del servizio ordinario.

Tutto ciò si è perpetrato per anni, a vantaggio non intendiamo indagare di chi, ma sicuramente a svantaggio degli Infermieri che si sono visti scippare la possibilità di esercitare l’attività intramuraria.

Ovviamente qualcuno dirà che era tutto previsto, come al solito, come i tabulati di timbratura, e come al solito sono solo coincidenze.

Auguriamoci allora che altre simili coincidenze possano verificarsi al più presto anche per tutte le altre richieste che Nursind ha avanzato nell’ultimo anno quali i tempi di consegna, le ore a credito, l’ECM, le norme sulla sicurezza degli ambienti di lavoro, i corsi per la gestione delle emergenze e degli incendi, il 118 e quantaltro.

Nursind Segreteria Provinciale Messina

Taormina 
A lezione di soccorso cardiaco e polmonare

(24 settembre 2007)

Taormina 

A lezione di soccorso cardiaco e polmonare
 

Si è svolto a Taormina un corso "Blsd", inerente cioé la rianimazione cardio-polmonare con utilizzo del defibrillatore semiautomatico. La cosiddetta "Basic Life Support Defibrillation" è l'assistenza alle funzioni vitali di base nei casi di assoluta emergenza come l'arresto cardiaco.
Ad organizzare l'iniziativa, rivolta ad operatori sanitari interni ed esterni alla Asl 5., è stato il "Nursind" di Messina, cioè il sindacato delle professioni infermieristiche, con l'impegno in particolare del segretario provinciale Domenico Rotella e la componente del direttivo Rosalba Schillaci. Lo stage è stato proposto in ottemperanza alle linee guida dell' "International Resuscitation Council", con il competente ausilio di due istruttori dell'Azienda ospedalierra "Cannizzaro" di Catania.(e.c.)

 

 

 

 

 

01/08/2007

 

COMUNICATO STAMPA


LAGALLA SU ULTERIORE DISAVANZO DI 84 MILIONI DI EURO

 


“Ho avuto modo di rappresentare alla Commissione Bilancio dell’Ars che l’Assessorato procederà all’accertamento delle cause dell’ulteriore disavanzo di 84 milioni di euro e ne riferirà doverosamente alla stessa Commissione e all’Aula”. Questo quanto dichiara l’Assessore Regionale alla Sanità, Roberto Lagalla, con riferimento all’ulteriore disavanzo di 84 milioni di euro registratosi nella sanità siciliana in merito all’esercizio finanziario 2006.
“E’ altrettanto chiaro però - continua Lagalla - che il rigore e la puntualità degli accertamenti non possano contenere anticipatamente in sé un giudizio pregiudizialmente negativo nei confronti delle direzioni generali aziendali che dovranno motivare le ragioni delle maggiori spese. In ogni caso non può chiedersi agli stessi direttori generali uno sforzo di contenimento della spesa se non accompagnato dalla rimodulazione organizzativa del sistema che è peraltro previsionalmente contenuta nel piano di rientro approvato oggi anche dalla Giunta di Governo”.
“Per dovere di verità, vi è inoltre da aggiungere - conclude l’Assessore - che il maggiore disavanzo riscontrato è distribuito tra circa 12 Aziende e assume connotazioni più rilevanti soltanto per le Ausl territoriali di Messina e Catania: anche per questi 2 ultimi casi, prima di formulare ogni giudizio definitivo, è necessario appurare le ragioni della maggiore spesa”.

 

"Eventuali  disservizi non dipendono da questo ma da altri  fattori quali malattie e ferie, replica il manager"

Leggendo le ultime righe di questo articolo risulta veramente difficile capire come un Direttore Generale consideri causa di disservizio le ferie estive,preventivabili e previste dal CCNL.

Dimentica, evidentemente la precedente restrizione delle piante organiche (nel mio reparto  dovremmo essere in 25 e la reale applicazione delle delle dotazioni organiche( siamo realmente in 18!!!, situazione comune a molti altri repati) il problema è la carenza di personale o  le ferie estive????Dimentica, per caso che all'ospedale di Barcellona P.G.(e non solo) gli infermieri  lavorano, nello stesso giorno MATTINA e NOTTE, proprio per poter "scongiurare"  i "disservizi" dati dalle FERIE ESTIVE?

Una nota dell 'ex  Direttore Sanitario del Presidio di Tormina, , Dr. Ceratti,  lamentava  (qualche anno addietro)la mancata sostituzione  di personale assente a vario titolo....

COSA E '  CAMBIATO???

La situazione attuale fatta di tagli e ristrettezze, non è altro la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una cronica carenza di personale, una dotazione organica, ripetiamo, inferiore alla già striminzita pianta organica.

 

POTRANNO GLI INFERMIERI  "PERMETTERSI" DI  ESSERE STANCHI , ALLA FINE???!!!!

A conferma  di quello che diciamo, di seguito :

Riposo «forzato» per gli infermieri. Ospedali in crisi

lunedì, 09 luglio 2007 @ 19:20

Inviato da: Donato Nursind B

La legge impone almeno 11 ore di pausa tra un turno e l'altro. «Così si rischia il caos».

Medici e, soprattutto, infermieri in agitazione. È l'estate calda per i diritti dei lavoratori negli ospedali (alle prese anche con le ferie). Rimessi in discussione in modo massiccio, per la prima volta da anni, gli orari di lavoro e le pause che, in caso di mancato rispetto, possono fare scattare maximulte...

Riposo «forzato» per gli infermieri. Ospedali in crisi Corriere della Sera del 09/07/2007 , articolo di Simona Ravizza ed. MILANO p. 3 La legge impone almeno 11 ore di pausa tra un turno e l'altro. «Così si rischia il caos» Medici e, soprattutto, infermieri in agitazione. È l'estate calda per i diritti dei lavoratori negli ospedali (alle prese anche con le ferie). Rimessi in discussione in modo massiccio, per la prima volta da anni, gli orari di lavoro e le pause che, in caso di mancato rispetto, possono fare scattare maximulte come capitato all'ospedale di Saronno (punito con una contravvenzione da 15 milioni di euro). Il riposo obbligatorio tra un turno e l'altro è importante non solo per i dipendenti, ma anche per i malati: «Il 42% degli errori medici si verificano per sovraccarico di lavoro, stress e affaticamento », sottolinea, infatti, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr). È il caos. L'effetto dirompente è stato scatenato dalla recente circolare dell'assessorato alla Sanità in cui si richiamano all'ordine le aziende ospedaliere, troppo spesso fuorilegge. È una bacchettata all'insegna della legalità, in attesa di una deroga a livello nazionale richiesta a gran voce dal Pirellone stesso, insieme all'Emilia Romagna. All'ordine del giorno c'è la pausa di undici ore tra un turno e l'altro. Uno stop a tutela dei lavoratori, imposto dall'Ue e recepito con il decreto legislativo 66 del 2003. Ma la norma non viene rispettata, sia per carenze negli organici, sia, spesso, su richiesta degli infermieri che preferiscono avere giornate lavorative concentrate per restare a casa tre giorni di fila: uno studio pubblicato dalla Federazione nazionale degli infermieri ( www.ipasvi.it) conferma che è apprezzato il turno pomeriggio/ mattina/notte accompagnato da 72 ore di riposo. Dopo i controlli a Saronno, si è imposto ovunque un giro di vite sul rispetto delle regole. Nelle ultime ore sono state convocate riunioni su riunioni, con fitto scambio di lettere tra vertici degli ospedali e sindacati, praticamente dappertutto stanno per essere aperti tavoli di concertazione. L'argomento è balzato anche nei blog degli infermieri, divisi sul da farsi ( www.nursesarea. it). Il sindacato Cisl ha chiesto un incontro urgente al Pirellone: «Il problema entra nel merito di dotazioni organiche e carichi di lavoro - scrive Emilio Didoné, responsabile Sanità per la Cisl -. È necessario intervenire prima che gli ospedali impongano soluzioni tecnico-organizzative con ordini di servizio. Il riposo è fondamentale anche a tutela dei pazienti: chi è stanco cura male ». Dalla Cgil si leva un appello per garantire tutti i diritti previsti dal ddl 66: «Un rispetto delle norme che comporterà, con ogni probabilità, la necessità di fare nuove assunzioni», dice Marzia Oggiano, Funzione pubblica Cgil. Danilo Gariboldi, direttore sanitario del San Paolo, assicura: «È pronta una nuova turnistica, ma è importante un incontro delle parti in Regione. Intanto stiamo verificando se serviranno più risorse: certo sarà difficile adeguarsi alle norme in questi mesi estivi ». Callisto Bravi, direttore sanitario del Sacco, interviene: «Sono in corso trattative per risolvere la questione con i sindacati. Adesso i riposi sono da rispettare, ma questo comporta una riorganizzazione complessiva di tutti i turni. Sono in costante contatto con i dirigenti degli altri ospedali». La violazione delle regole punita con multe milionarie sravizza@corriere.it

4 Giugno 2006 - IL BLOG DI PEPPE GRILLO

Le tette


“Un recente studio mostra che il 50% delle donne americane che non hanno più il collo dell’utero a seguito di isterectomia totale continua comunque a sottoporsi al test per la diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero!
La qualità dell’informazione diffusa per promuovere gli screening è tale che l’81% delle donne italiane ritiene perfino che il sottoporsi regolarmente allo screening mammografico riduce o annulli il rischio di ammalarsi in futuro di tumore al seno, cosa ovviamente non possibile. Non sorprende quindi la notizia apparsa il 27 giugno del 2002 sul quotidiano di Lisbona Diario de Noticias, secondo cui quattro donne portoghesi si sono fatte facilmente convincere da un paramedico a uscire la sera a seno scoperto su un balcone al fine di beneficiare di una mammografia “satellitare”.
L’articolo recentemente apparso sul numero di aprile della rivista a grande diffusione OK Salute dove Umberto Veronesi dà la sua ultima ricetta in fatto di screening mammografico va in questa direzione (vedi Tempo Medico). Sull’efficacia dello screening mammografico nel ridurre la mortalità per tumore del seno si è detto di tutto e il contrario di tutto ma mai si parla del numero effettivo di decessi che potrebbero essere evitati e nemmeno mai si informa sugli effetti indesiderati.
Si stima che tra 1'000 donne da 40 a 50 anni che fanno ogni due anni una mammografia, il numero di decessi evitati sull’arco di 10 anni (in confronto a 1'000 donne che non fanno lo screening) sia di 0,5, il beneficio sale a 1,9 decessi evitati per 1'000 donne di età tra i 50 e i 60 anni.
E gli effetti indesiderati? Prendendo sempre una fonte autorevole, il National Cancer Institute eccone l’elenco:
- sovradiagnosi, cioè il trattamento (con tutte le conseguenze del caso) di tumori “in situ” che non evolveranno (tra il 20 e il 50% dei tumori diagnosticati dallo screening)
- risultati falsi positivi (concerne circa il 50% delle donne che partecipano durante 10 anni ad uno screening, 25% di esse dovrà pure sottoporsi anche ad una biopsia chirurgica)
- falso senso di sicurezza (tra il 6 e il 46% delle donne con un tumore invasivo hanno sperimentato un risultato negativo alla mammografia)
- cancro al seno provocato dallo screening, specialmente tra le donne che hanno iniziato lo screening in età giovane (tra 10 e 32 tumori al seno ogni 10'000 donne esposte a dosi di radiazioni cumulative di 1Sv.).
La decisione se sottoporsi o no ad uno screening non può essere che una scelta individuale da prendere dopo aver preso conoscenza dei benefici e dei rischi della procedura e soprattutto del rischio individuale di contrarre la malattia. Purtroppo gran parte delle scelte sono esclusivamente fondate sulla base degli slogan del marketing promosso da coloro che vivono e prosperano sugli screening e che non hanno nessun interesse a dare un’informazione completa e onesta”.

Postato da Beppe Grillo il 04.06.06 18:15 | |
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Commenti  

Caro Beppe, ieri sera ( 9-6-2007) ho assistito a Taormina al Tuo spettacolo; mi sono divertito, ma soprattutto ho riflettuto su molte considerazioni che Tu hai puntualizzato alla platea.
Ho deciso di chiederTi un aiuto !
Sono un medico,responsabile del Servizio di Senologia del Presidio Ospedaliero S.Vincenzo di Taormina.
A causa delle recenti restrizioni economiche del Governo Nazionale, vi è la concreta possibilità che debba ulteriormente ridurre il mio carico di lavoro, costringendo le donne a rivolgersi a struttura mediche private accreditate od a pagamento.
Sono rimasto da solo, come dirigente medico, a svolgere l'attività lavorativa.
Ho pensato di sensibilizzare le donne siciliane, prevalentemente delle provincie di Messina e Catania , a darmi una mano a fare sentire al Ministro Livia Turco ( responsabile del Ministero della Sanità) la pressione del dissenso , invitandole ad inviare email alla casella di posta elettronica del ministero della sanità.
Vorrei conoscere il Tuo parere.
Spero di riuscire nell'intento, al fine di migliorare la qualità del mio lavoro, la fruibilità delle prestazioni mediche e le necessità di salute delle donne siciliane.
Attendo Tue notizie.
a presto.
Orazio Pennisi

 

orazio pennisi 10.06.07 17:17 | Rispondi al commento |

 

 

 

 

 

E mentre a S.Agata qualcuno si inizia a preoccupare della Qualità,Taormina afferma orgogliosa di non andare in vacanza....ah......la Gaia Scienza......

Come si fa, rispetto ad una drammatica carenza di personale a parlare comunque di numeri, SOLO di numeri???

 

09/12/2006                                                      

Taormina L'adesione sarà massiccia

Lunedì al "Sirina" sciopero infermieri Sit in in via Crocifisso
TAORMINA «Poco personale, carichi di lavoro enormi, poche gratificazioni (non solo economiche ma, soprattutto, di ordine professionale)» sono la base delle rivendicazioni messe in campo dal sindacato degli infermieri NURSIND, che ha indetto per lunedì una giornata di sciopero.
La vertenza è su base nazionale, ma a Taormina, dove opera uno dei più attrezzati ospedali della Sicilia, assume un carattere del tutto particolare perchè mette in evidenza uno spaccato di contraddizioni. Da una parte c'è un'offerta sanitaria di eccellenza, dall'altra un sindacato che rivendica «risposte e soluzioni all'insostenibile condizione degli infermieri – si legge in un comunicato lo svolgere il delicato mandato di assistenza».
Allo sciopero, stando alle informazioni del NURSIND, dovrebbe aderire il 50 per cento del personale infermieristico dell'ospedale, il "Sirina" (50 professionsiti su 200 partecipanti in tutta la provincia), presidio nel quale funzionano divisioni e reparti all'avanguardia sul piano dell'assistenza sanitaria.
Secondo il sindacato, nell'ospedale taorminese, l'assistenza infermieristica non sarebbe a livelli accettabili, europei. «È proprio per questo – dice Domenico Rotella, del direttivo provinciale – che abbiamo la necessità di coinvolgere l'opinione pubblica per far capire che non si può più continuare ad idealizzare una sanità fatta solo di primari e medici. È necessario che la gente, l'utenza sappia quanto conta nella riuscita delle cure l'assistenza infermieristica. È per questo che scioperiamo».
«Non vogliamo più essere – aggiunge Pippo Calà, segretario proviniciale de