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RASSEGNa STAMPA __________________ Giornale di Sicilia 31.01.2008 La CGIL Sanità chiede interventi urgenti alla direzione. ”Gli infermieri sono pochi e male utilizzati”. Patti.”Ospedale al collasso, stato di agitazione” PATTI Il comparto provinciale sanità della Cgil ha proclamato lo stato di agitazione, chiedendo, nel contempo interventi urgenti della direzione generale per una situazione, non iù accettabile, in cui si trova il presidio ospedaliero pattese. “L’ospedale “Barone Romeo” di Patti è al collasso: ha poco personale infermieristico e ausiliario ed è gestito in modo poco razionale “. Lo sostiene il responsabile provinciale Carmelo Pagana allo scopo, dice, “di sensibilizzare le forze politiche e sociali del Distretto Sanitario D30 che fa capo a 14 comuni e le forze sociali e sindacali”. “Sono sempre gli stessi ausiliari ed infermieri ad essere chiamati a svolgere lavoro, anche nei giorni di riposo e senza rispettare le limitazioni funzionali riconosciute dal medico del lavoro – afferma Pagana - mentre l’unità operativa di oculistica, un tempo fiore all’ occhiello del presidio ospedaliero di Patti, è costretta a ridurre la propria attività ambulatoriale e la stessa attività chirurgica, perchè il personale infermieristico, quotidianamente, viene mobilitato presso l’Unità Operativa di Chirurgia vascolare”. La Cgil lamenta ancora una carenza gestionale da parte della Direzione sanitaria e dell’Ufficio infermieristico, “una direzione - sostiene- che rifiuta i rapporti sindacali, senza rispettare criteri di mobilità di personale e sempre in contrasto con la normativa vigente”. Nella nota diffusa dalla CGIL si sottolinea che il 2007 si è chiuso con una riduzione delle prestazioni sanitarie del 30% rispetto all’anno precedente e “il 2008 si presenta con una proiezione statistica che ci fa pensare ad una ulteriore riduzione che potrebbe raggiungere livelli del 40 %”, mentre il Pronto Soccorso e il centro prelievi sono fatiscenti e non a norma sulla sicurezza nei posti di lavoro”. Denunzia, inoltre, che manca un controllo, da parte della Direzione medica, “sulle liste di attesa, sul’igiene e sulla qualità del vitto che, il più delle volte, viene servito in condizioni inaccettabili. NICOLA ARRIGO
Avrebbe sortito gli effetti sperati la missione a Palermo di amministratori e medici
Lagalla rassicura Taormina «Niente tagli all'ospedale»
Ma chi si prenderà la responsabilità di cambiare un Piano già scritto?
Emanuele Cammaroto
Taormina Si studiano le
strategie in vista dell'incontro (mercoledì?) alla RegioneTaormina «L'ospedale S. Vincenzo non si tocca e nessuno ha mai pensato di ridimensionarlo o pregiudicarne le potenzialità»: sono le parole rassicuranti pronunciate ieri sera dall'assessore alla Sanità Roberto Lagalla nel corso del vertice a Palermo, chiesto dagli amministratori del Distretto di Taormina e dai medici del presidio di contrada Sirina, per chiarire le intenzioni dell'Esecutivo regionale sul Piano sanitario 2007-2009. All'incontro erano presenti il vicesindaco di Taormina, Eligio Giardina, il presidente del Consiglio comunale, Pinuccio Composto e alcuni primari del "S. Vincenzo", tra i quali Rosario Evola (Cardiologia), Carmelo Mignosa (Cardiochirurgia), Innocenzo Bianca (Cardiologia pediatrica) ed il responsabile del Pronto Soccorso, Mauro Passalacqua. Con loro, inoltre, hanno preso parte al vertice il direttore sanitario dell'Ausl 5, Manlio Magistri, gli onorevoli Maurizio Ballistreri, Nino Beninati (assessore alla Cooperazione della Giunta Cuffaro), Giovanni Ardizzone, ed il consigliere comunale di Taormina, Eugenio Raneri. a seguito di alcune posizioni palesate dalla dirigenza dell'assessorato in sede di riunioni della Commissione Sanità, dove persino ieri mattina – come ha confermato il direttore sanitario Magistri, che era presente al tavolo – sembrano siano state nuovamente rivolte valutazioni e parole «poco rassicuranti» sulla
permanenza a Taormina dell'Emodinamica. il 31 dicembre. «Non posso non esprimere un parere positivo sulle competenze professionali in forza al "S. Vincenzo"» ha insomma detto Lagalla, sostenendo di riflesso che «non sono in pericolo reparti come la Radioterapia (che in effetti però, stranamente, non è prevista ad oggi nel Piano Sanitario), Cardiochirurgia e proprio Emodinamica (la cui attuale proroga per l'attività scade ricordiamo il 31 dicembreà) e l'Oncologia». unica tra il "S. Vincenzo" di Taormina, e gli ospedali "Papardo" e "Piemonte". È emersa, poi, un'ulteriore eventualità in base alla quale, secondo stime riferite al bacino d'utenza delle varie località siciliane, al suddetto "terzetto" ospedaliero potrebbe aggiungersi Lipari. Tuttavia qui siamo solo nell'ambito di una futuribile
opportunità tutta da valutare. l'approvazione della bozza definitiva del Piano Sanitario, che va approvata entro il 31 dicembre. Si aspetta di vedere se in extremis verranno apportate al testo le modifiche chieste dalla delegazione di Taormina, attraverso la consegna del documento integrativo a tutela del "S. Vincenzo". Ci saranno i tempi e la propensione istantanea a tramutare su carta, a poche ore dalle festività, la linea pro-Taormina espressa da Lagalla? ed un competente "tecnico", ha promesso che sarà a Taormina prima di fine anno in visita al "S. Vincenzo". Quella che sarà vagliata oggi a Palermo è ancora una bozza di massima. L'adozione del piano avverrà nei prossimi giorni e conterrà le modifiche che abbiamo chiesto». «massima autonomia funzionale per il "S. Vincenzo". Non bisogna mettere
tutto nello stesso calderone».
Sarà la settimana decisiva per le sorti dell'ospedale
Taormina Antonio Leo, messinese, era ricoverato all'ospedale San Vincenzo
EMERGENZA REGIONE S.O.S. SANITA’ DIETRO FRONT. Salta il piano di rientro dell’assessore Lagalla. Costretto a bloccare i tagli.
Taormina Affollata assemblea di amministratori, medici e politici Temuti tagli al "Sirina" Missione a Palermo e si fa quadrato «Inaccettabile qualsivoglia ridimensionamento».Beninati: «In realtà tutto va ancora deciso»
Taormina I primari di Cardiochirurgia e Oncologia contestano i dati della Regione che vuole tagliare due tra i reparti fiore all'occhiello del S. Vincenzo
«Quale bassa produttività, per noi parlano i numeri»
Le cifre dicono che l'ospedale di contrada Sirina è tra i più efficienti
dell'intera Sicilia
Emanuele Cammaroto
Taormina Giù le mani dall'ospedale S. Vincenzo. È un monito unanime e perentorio, inequivocabilmente suffragato dai numeri e dalla qualità del trattamento assistenziale, quello lanciato nelle scorse ore da medici e primari del presidio di contrada Sirina, al cospetto delle nuove ipotesi di ridimensionamento lanciate da Palermo a riguardo di Taormina. I responsabili dei reparti del nosocomio ed i vertici della struttura stessa, al pari del mondo della politica locale, sono pronti ad una trasferta a Palermo per avere chiarimenti e si dicono intanto a dir poco sorpresi dall'ennesimo riproporsi del rischio di tagli in alcuni divisioni. Il Piano sanitario regionale, come rivelato dal direttore sanitario dell'Ausl 5, Manlio Magistri, prospetterebbe il pericolo di una mancata stabilizzazione dell'Emodinamica, e addirittura farebbe emergere pericoli anche per il futuro dell'Oncologia di Taormina. Proprio a questo proposito molto eloquenti sono state le parole del responsabile di Oncologia medica del "S. Vincenzo", dott. Francesco Ferraù: «Ci sorprende quanto abbiamo appreso dai giornali – ha dichiarato Ferraù – e sappiamo per certo che parlare di "indici di produttività bassi" è una cosa del tutto priva di fondamento. I dati che abbiamo, bilancio di ogni Unità operativa, dicono che la nostra è una struttura fuori discussione per la produttività stessa, in ambito non solo locale, ma regionale. Nella bozza del piano non c'è una solo riga tra le relative 198 pagine in cui si parla di questi indici di produttività. È un parametro nemmeno preso in considerazione. Allora vogliamo capire bene cosa sta avvenendo. Noi siamo tutto sommato di una tranquillità "olimpica": ben venga una verifica dei numeri. Sono quelli che ci difendono, che esprimono a pieno il gradimento dell'utenza per il nostro lavoro, e che suscitano reazioni scomposte di questo genere. Altre realtà professionali forse soffrono la nostra elevata produttività». Ferraù ha lanciato un messaggio molto chiaro. E l'Oncologia di Taormina, d'altronde, non si può discutere. Le statistiche parlano da sole: oltre 4.500 visite ambulatoriali annue, circa 1500 ricoveri annui e oltre 7 mila in day hospital. Le prestazioni fornite dalla Radioterapia dicono che a Taormina sono in trattamento 52 pazienti al giorno, e ci sono 260 accessi settimanali. «I nostri sono ragguagli importanti – spiega il dott. Stefano Pergolizzi, primario di Radioterapia – ed esprimono dei livelli di assistenzialità molto qualificati, tra i migliori in assoluto in Sicilia». Emblematici sono anche i numeri di Cardiologia pediatrica, resi noti dal primario, il dott. Innocenzo Bianca, in riferimento all'Emodinamica pediatrica. Dal 1. gennaio 2001 al 7 dicembre 2007, risultano essere state eseguite ben 480 procedure totali, di cui 243 diagnostiche e 237 interventistiche. Il primario e responsabile della Divisione di Cardiologia, dott. Rosario Evola, ha mostrato un ampio quadro altamente produttivo. Nella tabella sugli interventi eseguiti nel 2007 in regime ordinario, ci sono 1.229 prestazioni e addirittura l'esecuzione di 323 angioplastiche. In ambito di urgenza, invece, 239 interventi effettuati quest'anno, e tramite angioplastica primaria sono state salvate 82 vite, di persone colte da infarto e giunte al "S. Vincenzo" in condizioni disperate. Si aggiungono, poi, 118 impianti di pacemaker temporaneo. Ed ancora: ben 272 gli interventi sinora eseguiti in ambito di cardiochirurgia. Palermo a parte, Taormina è in pratica l'ospedale leader nella Regione. Paradossale, appare, davvero che si parli di ridimensionare reparti o risorse di una struttura all'avanguardia, che va solo potenziata e trattata con ben altra considerazione nell'ottica dell'intero sistema sanitario siciliano. Si parla a Palermo di «accorpare le divisioni dei presidii laddove gli indici di occupazione di posti letto siano inferiori al 75%»: a Taormina Oncologia lavora senza sosta e la struttura è ad oltre il 95% nell'indice in oggetto!. «Noi non siano affatto preoccupati – ha dichiarato il dott. Vincenzo Panebianco, primario di Oncologia Chirurgica – e Taormina è tra i primi centri oncologici della Sicilia, e non soltanto. I numeri di prestazioni fornite dalle varie divisioni ritengo siano molto significativi. L'ospedale S. Vincenzo e gli operatori medici e sanitari che ci lavorano con grande impegno e alta professionalità, vanno certamente tutelati». Anche il dott. Carmelo Mignosa, primario dell'Unità operativa complessa di Cardiochirurgia pediatrica difende ed anzi sottolinea lo spessore dell'attività assistenziale offerta nella sua divisione ed al "S. Vincenzo" in generale. Mignosa è tra l'altro impegnato in prima linea nel suo reparto in progetti medici che sono modello e punto di riferimento in Italia e all'estero. Da ricordare il "Progetto Melo" finalizzato a dare cure chirurgiche e specialistiche a favore di bambini in condizioni di svantaggio sociale provenienti dall'Ucraina. «In qualità di medico trentennale prima ancora che come amministratore della città – afferma il vicesindaco di Taormina, Eligio Giardina – contesto in modo forte qualsiasi discorso di "non produttività" del "S. Vincenzo". C'è una carenza di personale e di risorse e ciò nonostante Taormina ha un ospedale d'eccellenza, che ben risponde ad un bacino d'utenza enorme, dando sempre risposta a tutte le esigenze. Il Comune di Taormina, sia chiaro, è pronto a difendere la permanenza e la qualità di tutti reparti dell'ospedale. La politica è pronta a fare , fino in fondo, la sua parte». «Il Consiglio comunale – conferma Salvo Brocato, icepresidente del Civico consesso – è pronto a impegnarsi e a far sentire forte la sua voce sulle esigenze immediate di tutelare e potenziare, e non certo di ridimensionare, l'ospedale». «I numeri di Emodinamica e Oncologia medica – commenta Franco Catalfamo, direttore sanitario dell'ospedale S. Vincenzo – sono molto chiari e denotano elevatissimi indici di produttività tra i più alti in Sicilia e in Italia. Vorremmo vedere quelli di altre province e ci sorprende molto che si ipotizzino tagli su Taormina. Noi siamo pronti a dimostrare subito e smentire seccamente qualsiasi valutazione non corretta o errata sul nostro presidio». «La verità – dichiara Paolo Cardia, vicedirettore dell'ospedale – è che si sta tentando da tempo di demolire la realtà sanitaria dell'ospedale di Taormina. Sono qui da 8 anni e siamo diventati oggi un vero modello di assoluta efficienza in Sicilia. Lo dicono i fatti. Eppure le risorse a nostra disposizione latitano e il personale pure. Abbiamo raggiunto livelli indiscutibili di qualità assistenziale. Adesso anche la politica mi auguro faccia la sua parte».
Taormina Doccia fredda da Palermo sull'ospedale di contrada Sirina. Ora serve una forte mobilitazione
«Indici di produttività troppo bassi» A rischio Emodinamica ed Oncologia
Emanuele Cammaroto
Taormina Inattesa "doccia fredda" sull'Emodinamica di Taormina. La notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri: il testo con le direttive aggiornate del Piano sanitario 2007-2009 mette a rischio, o forse addirittura ha già bocciato, l'ipotesi di stabilizzazione dell'Emodinamica presso il presidio "S. Vincenzo" di contrada Sirina. Nubi preoccupanti sulla cardiochirurgia e non solo: adesso a forte rischio c'è anche la situazione di Oncologia. «Indici di produttività bassi»: con questa eloquente definizione da Palermo viene prospettata una clamorosa serie di imminenti decisioni fatalmente penalizzanti per Taormina. Eppure sul caso Emodinamica sembrava essere prossimo a concretizzarsi il "lieto fine" a gennaio. Lo stesso assessore alla Sanità, Roberto Lagalla, si era impegnato a garantire il mantenimento degli standard sanitari e i relativi servizi in atto a Taormina. Poche ore fa tutto si è ribaltato con la comunicazione trasmessa all'Ausl 5, che sembra presagire un nuovo progetto di taglio, da parte della Regione, alle prestazioni assistenziali di emergenza-urgenza (e non solo) offerte dall'equipe medica del "S. Vincenzo" di Taormina. A sostegno del "modello Taormina" nell'emergenza-urgenza, e di riflesso l'ormai imprescindibile presenza dell'Emodinamica in questa zona, ha parlato di recente in audizione alla VI Commissione parlamentare dell'Ars, il responsabile sindacale regionale dei medici del Sues 118, il dott. Vincenzo Picciolo. Oltre a lui si sono schierati a difesa dell'Emodinamica tutte le forze politiche e le categorie mediche di Taormina e dell'hinterland. Ma adesso tutto torna a rischio: come prima, più di prima. E per l'Oncologia, si sostiene da Palermo, in buona sostanza, che sul territorio di Taormina potrà avere un futuro solo se in avvenire rientrerà nell'ambito di un Polo d'eccellenza. «È difficile commentare l'ennesimo schiaffo che sembra si stia in qualche modo delineando per la Sanità a Taormina – ha dichiarato Manlio Magistri, direttore sanitario dell'Ausl 5 – e a questo punto servirà davvero un forte intervento della classe politica. Dalla lettura del Piano pervenutoci, quella frase sugli "indici di produttività" già sembra una sentenza. Stiamo pensando di convocare d'urgenza una conferenza sulla Sanità, a Messina. Siamo di fronte ad una fortissima penalizzazione in vista del sistema assistenziale non solo su Taormina ma nell'hinterland provinciale. «È assurdo dire – aggiunge Magistri – che Taormina abbia indici di produttività bassi: i numeri dell'Emodinamica sono invece importanti e parlano da soli. Non credo che siano migliori di Taormina gli effettivi indici su Caltanissetta, Enna, Trapani, Siracusa, Agrigento o Caltagirone. Il presidio di contrada Sirina, negli ultimi tre anni, d'altronde ha praticato 3 mila coronografie a una media di circa 600 l'anno e di queste ben 400 interventistiche, con oltre 100 studi periferici su altre arterie. Quello di Taormina è persino l'unico centro in Italia a praticare il trattamento di scock cardiogeno in presenza di insufficienze cardiache. Eppure sembra non basti». «È paradossale e impensabile – afferma il dott. Picciolo, del Sues 118 – che Taormina venga definita a "bassi indici di produttività". È chiaro che faremo le valutazioni del caso e cercheremo di fare la nostra parte per tutelare l'Emodinamica, perché Taormina e tutto il comprensorio non possono prescindere da questo fondamentale servizio, che ha salvato tante vite ed è quanto mai all'avanguardia». Lo stesso Picciolo ha ribadito come oggi nella propria postazione operativa, su Taormina, il Servizio 118 in soli 30 minuti circa è in grado di sottoporre, con la massima efficacia assistenziale, il paziente alle terapia di emodinamica. Il rischio che incombe è quello di un ridimensionamento forzato nelle risorse per il trattamento cardiologico specialistico dedito alla terapia emodinamica. Il 31 dicembre, data di scadenza della proroga accordata dalla Regione per l'Emodinamica a Taormina, diventa un autentico "spartiacque". Ed è di ieri sera un'altra novità di grande importanza in ambito sanitario locale. L'Azienda sanitaria 5 ha formalizzato la delibera di recepimento del provvedimento di vendita disposto dalla Regione per l'ex ospedale "S. Vincenzo". Già nelle scorse settimane l'azienda era stata chiamata a stipulare l'accordo di programma per la costituzione del cosiddetto "fondo immobiliare chiuso", nell'ambito del quale la Giunta Cuffaro sta procedendo alla vendita di numerosi beni siciliani. «L'azienda non si poteva sottrarre alla procedura istruita a Palermo ma può solo prenderne atto», hanno già tenuto a precisare i vertici dell'azienda. L'Ausl sin qui aveva atteso e preso tempo, sino all'arrivo di ulteriori direttive, adesso arrivate da Palermo per sollecitare l'adozione della delibera. Sempre l'Ausl 5, ad ogni modo, si interroga su che fine faranno gli uffici e relativi servizi sanitari oggi in attività nel vecchio ospedale di contrada Cuseni.
Martedi 9 otobre 2007 Il presidente IPASVI Messina ospite del Quotidiano.
Taormina All'ospedale "S. Vincenzo"
L'ascensore "parla" solamente in inglese
Emanuele Cammaroto
Taormina «All'ospedale "S. Vincenzo" gli ascensori parlano inglese, ma non il personale». E l'eloquente premessa che si legga in una nota diffusa dalla segreteria provinciale del Nursind. «Sorprende e non poco – scrive Domenicio Rotella- il fatto che gli ascensori da qualche giorno installati in ospedale a Taormina abbiano una comodissima funzione che fa annunciare in inglese il fatto che il mezzo meccanico stia salendo o scendendo ed a che piano si trovi (floor one, two etc). Nulla da eccepire di fronte a tale innovazione tecnologica, comodissima per le migliaia di utenti stranieri che ogni anno affollano il nostro nosocomio. Come non immaginare la comodità di poter sapere con un infarto in corso, ad esempio, se ci si trova al piano giusto, ovvero la cardiologia, in quanto c'è una voce metallica ad informare appunto in merito, nella
relativa "madre lingua". Promotori il primario del reparto e il responsabile del Fimmg
Un tavolo di lavoro per monitorare le emergenze del Pronto soccorso
TaorminaLe recenti polemiche lasciano ora spazio ad un tentativo di raccordo
al tavolo di concertazione attivato per monitare il problema delle tante,
troppe, emergenze alle quali è chiamato ogni giorno a far fronte l'ospedale
"S. Vincenzo". Sullo sfondo comunque la situazione resta incerta. I medici
del presidio, quelli di base, guardie mediche, e 118, sono alla ricerca di
una "logica concordata" che riesca ad armonizzare il numero di prestazioni
richieste al nosocomio e quindi i casi di pazienti inviati al "Sirina". Il
responsabile del Pronto soccorso di Taormina, Mauro Passalacqua, parlò
recentemente di 45mila prestazioni fornite dal reparto tra il 1. giugno ed
il 30 settembre.
«Anche in bassa stagione, seppur con numeri più bassi, dobbiamo far fronte a molte prestazioni, con poco personale e delle potenzialità economiche ristrette – ribadisce Passalacqua – e ci preoccupa soprattutto il doverci talvolta sostituire ai medici di base come attività ambulatoriale. Ci siamo incontrati per 4 settimane consecutive: siamo però in una fase interlocutoria». «È bene parlarsi, perché solo discutendo si risolvono i problemi – ha dichiarato invece Eligio Giardina, vicesindaco di Taormina e responsabile zonale della "Fimmg", Federazione italiana medici di medicina generale – fermo restando che io non credo affatto che siano i medici di base ad intasare il Pronto soccorso. In un giorno noi possiamo mandare 2 pazienti al massimo per un problema di urgenza e poi per una settimana non ne inviamo più. Si parla di oltre 45 mila accessi in 3 mesi: significano 15 mila prestazioni al mese e 500 giorno. Direi sono tanti. In realtà in queste cifre che ritengo "prettamente estive" c'è gente che viene dall'estero o dall'entroterra siciliano per fare qui la vacanza. Persone che non possono andare dal loro medico perché dista 200 km e cosi vanno in ospedale. Quando un medico di base invia il paziente al Pronto soccorso è perché c'è un'urgenza vera. Noi siamo presenti e disponibili, e ritengo che insieme agli altri colleghi dobbiamo, altresì, allearci tutti per incidere o obbligare l'azienda sanitaria a potenziare le risorse a disposizione della realtà sanitaria di Taormina».(e.c.)
La Regione prosegue nell'attuazione del piano di rientro, ridimensionando le attività per pazienti in fase acuta. Aumentano però quelle per la riabilitazione
Ospedali, da tagliare altri 165 posti letto
Secco no dell'Ausl e Milazzo insorge. Il dg del Papardo: «Non perderemo
nulla ma ci guadagneremo»
Natalia La Rosa
La Regione ha annunciato alle aziende ospedaliere della città e della provincia il prossimo taglio di altri 165 posti letto. I più attenti alle delicate dinamiche di un settore che si avvicina ad una vera e propria rivoluzione non si stupiscono più di tanto. La prima tranche era stata già applicata, ma soprattutto sui posti letto non ancora attivati, esistenti solo sulla carta, e dunque era stata quasi del tutto "indolore". Anche questo secondo passaggio non era del tutto inatteso e, anzi, era perfettamente prevedibile: basta leggere le tabelle del piano di rientro varato dall'assessorato regionale alla Sanità per recuperare il mostruoso deficit da quasi un miliardo di euro. In esso si dispone la riduzione della percentuale di posti letto per pazienti in fase acuta, che passa da 3,5 a 3 per mille abitanti. In cifre, significa che il territorio messinese deve arrivare a 1.966 entro il 2009, termine (teorico) di completamento della strategia di risanamento concordata dall'assessore Roberto Lagalla con i ministeri della Salute e dell'Economia. I dettagli del nuovo "colpo di mannaia" sono stati discussi lunedì a Palermo, nel corso della riunione del tavolo tecnico provinciale istituito dall'assessorato con rappresentanti della VI Commissione consiliare dell'Ars e di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private e degli enti locali. I quali ultimi, dunque, non potranno più sostenere di non essere stati informati delle scelte adottate in tema di servizi sanitari. E ovviamente, sarebbe utile che qualche delegato intervenisse alle riunioni visto che all'incontro di lunedì erano assenti sia esponenti del distretto dei sindaci (presieduto dal sindaco di Messina, e dunque in questo momento dal commissario Gaspare Sinatra) che dell'Anci. Per quanto atteso, però, qualcuno sperava sempre che il provvedimento potesse essere evitato e che si potesse parlare invece solo di rimodulazione dei servizi nell'ambito dei posti già esistenti. Secondo quanto annunciato, invece, la decurtazione (che non interessa né il Policlinico, con quasi 900 posti, né l'Irccs Centro Neurolesi) riguarderebbe 55 posti in case di cura private, e 110 in strutture pubbliche, Di questi ultimi, 20 vanno individuati all'ospedale Papardo, 20 al Piemonte e i restanti nei nosocomi dell'Ausl 5, e in particolare Milazzo (20), Mistretta (13), Patti (10), Taormina (10), Barcellona (10). Il provvedimento però non è ancora operativo, in attesa dell'emanazione di uno specifico decreto. Immediata la sollevazione anche se non unanime: il provvedimento non è stato ovviamente gradito all'azienda sanitaria, come ha ribadito il direttore generale Salvatore Furnari, mentre il sindaco di Milazzo Lorenzo Italiano ha annunciato che inoltrerà un ricorso al Tar contro il piano di rimodulazione della rete ospedaliera. «I tagli a Milazzo – denuncia il primo cittadino – sono superiori rispetto a quelli operati a Barcellona e Patti e questa diversificazione non trova alcuna motivazione. Non comprendo – e non voglio fare polemiche – come Messina, che è dotata già di un Policlinico debba mantenere altri posti letto in presidi pubblici e privati, mentre si va a mortificare una realtà importante che deve soddisfare le esigenze di una popolazione vasta e variegata». Una valutazione positiva sul provvedimento proviene invece dal direttore generale dell'azienda Papardo Gaetano Sirna, presente all'incontro palermitano: «L'ospedale – afferma – non risentirà affatto del taglio di posti letto per acuti. Ciò soprattutto perché sono stati parallelamente riconosciuti, come anche ad altre strutture, altri 32 posti letto per lungodegenti post acuzie e 12 per la riabilitazione, cioè per pazienti che possono esservi trasferiti subito dopo la fase acuta delle patologie liberando così i relativi posti letto. Nell'ultimo anno – prosegue – l'azienda Papardo ha eliminato ben mille ricoveri inappropriati, che, tra l'altro, la Regione non finanzia nemmeno più. Ed è questa la chiave: se si incide sull'inappropriatezza non si soffre la riduzione dei posti letto. Non dimentichiamo, tra l'altro, che Messina verrà toccata molto meno di altre province: a Catania dovranno tagliare ben 1.400 posti letto». E un atteggiamento di sostanziale condivisione proviene anche dal direttore sanitario dell'azienda ospedaliera Piemonte, Santo Conti: «Il ridimensionamento – afferma – è previsto dal piano di rientro dal deficit, c'è poco da fare. E comunque, la nostra azienda non ne soffrirà. Certo, se l'operazione dovesse proseguire non potremo dire altrettanto». E infatti l'ospedale di viale Europa sopravvive sul filo del rasoio, con seri problemi di budget (decurtato dalla Regione) e la prospettiva di un accorpamento gestionale con l'azienda Papardo e con l'ospedale di Taormina. Ma una sola è la certezza: la città non può in alcun modo permettersi che chiuda l'unico nosocomio del centro cittadino.
La scheda
Sono 165i posti letto che dovranno essere eliminati dalla rete ospedaliera
della provincia di Messina, nell'ambito della strategia di contenimento del
deficit da 909 milioni di euro varata dalla Regione.
L'annuncio dell'imminente applicazione dell'ulteriore trance di tagli (una prima era stata già resa operativa a giugno) è stato dato nel corso della riunione del tavole tecnico convocato a Palermo. Nel dettagli verranno cassati 110 posti nell'ospedalità pubblica e 55 in quella privata. (mercoledì 28 novembre 2007)
Taormina
Vertenza Nursind, tutto slitta ad aprile
Taormina Ennesimo nulla di fatto per la vertenza tra Nursind e Ausl 5 sulle
prestazioni fornite dal personale infermieristico nei cambi di turnazione.
L'udienza in programma ieri a Messina davanti al giudice del lavoro è stata
rinviata all'aprile del 2008. Il punto che rimane al centro della
discussione concerne la valutazione e la retribuzione dei turni maturati dal
personale smontante. Il Nursind ha chiesto il pagamento delle ore pregresse,
riferite al periodo che va dal 2000 a tutto il 2005, inerenti i tempi di
consegna e cambio divisa. Già falliti sin qui i vari tentativi di
conciliazione, la vertenza a questo punto va avanti. Il Nursind ritiene di
essere in possesso di perizie tecniche consistenti in un accertamento dei
tempi effettivi che intercorrono per le predette consegne infermieristiche
nei cambi di turno. L'Ausl, invece, e si oppone al riconoscimento economico
dei tempi di consegna. e ribadisce la valenza delle griglie orarie fisse,
ovvero 7-14, 14-21, 21-7, ritenendo nullo, il servizio prestato oltre non
preventivamente autorizzato. La richiesta di ottimizzazione delle varie
forme di assistenza nei nosocomi riguarda per il sindacato infermieristico
in generale i vari ospedali della provincia di Messina e tra questi anche il
"S. Vincenzo" di Taormina.(e.c.)
A breve il trasferimento nella Cittadella della salute al Mandalari
Locali inagibili Dovrà chiudere il presidio 118 dell'ex Margherita
Gli ambienti ritenuti inadeguati dalla Medicina del lavoro della stessa Ausl
Natalia La Rosa
Non sono solo i padiglioni chiusi da anni a versare in uno stato di grave degrado all'interno dell'ex complesso ospedaliero Regina Margherita. Anche i locali nei quali operano tutt'ora diversi uffici e presidi medici dell'Ausl 5, proprietaria dell'intero immobile, presentano problemi logistici e strutturali, tali da sconsigliarne l'impiego. Lo ha certificato l'ufficio di Medicina del lavoro della stessa azienda sanitaria, allertato nei giorni scorsi da una denuncia inoltrata da alcuni addetti al Presidio territoriale d'emergenza-118, che ha sede proprio in una delle ex palazzine ospedaliere. Dopo un sopralluogo, è stata accertata una serie di carenze che hanno indotto l'ufficio di controllo a imporre all'Ausl l'esecuzione di diverse prescrizioni, senza le quali gli ambienti sono da ritenersi inadeguati allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa. I locali, infatti, come emerge dalla denuncia, sono insufficienti, non salubri e non sicuri. «Le prescrizioni – rileva il direttore sanitario dell'Ausl 5 Manlio Magistri – riguardano soprattutto l'impianto elettrico, che necessita di essere messo a norma. Ma il costo sarebbe eccessivo, così l'azienda ha deciso di disporre il trasferimento del Pte in locali già disponibili e più adatti a questo scopo». Il riferimento è a uno degli edifici che ricadono all'interno dell'ex ospedale psichiatrico Mandalari di viale Giostra, ormai da anni trasformato in Cittadella della salute dall'azienda sanitaria. Proprio in questi giorni fervono sopralluoghi e interventi tecnici e di pulizia per consentire di avviare il trasloco del Pte nel giro di pochissimo tempo, forse già entro la fine della settimana, alla luce – come spiega ancora Magistri – anche del ravvicinato termine indicato dalla Medicina del lavoro per l'esecuzione delle prescrizioni. Stessa sorte, tra l'altro, seguirà a breve anche la guardia medica attualmente ospitata nelle stanze attigue al Pte sempre all'ex Margherita, che presentano analoghi problemi. Anche il Presidio di continuità assistenziale, dunque, lascerà presto il viale della Libertà per trasferirsi su viale Giostra. Sempre che l'azienda non ritenga di ricomprenderlo fra quelli che già a partire dall'inizio del prossimo anno dovranno essere aboliti su tutto il territorio provinciale, visto che, in effetti, risulterebbe in soprannumero soprattutto alla luce dell'estrema vicinanza con la guardia medica di via Garibaldi. Ma anche sulla utilità stessa del Pte si appuntano non pochi dubbi, almeno se continuerà a rimanere ciò che fino ad ora è stato: un posteggio per ambulanze. La nuova collocazione del presidio di 118 – che si verrebbe a trovare su un asse viario di estrema importanza specie in vista della realizzazione dello svincolo – viene ritenuta logisticamente soddisfacente dal dirigente del servizio d'emergenza, dott. Dino Alagna. Che, però, non esita a ribadire come fino ad ora la struttura esistente al Margherita non sia stata dotata delle risorse necessarie per renderla davvero funzionale. Dalle strumentazioni (non c'è ad esempio un defibrillatore e nemmeno un elettrocardiografo), al personale: non ci sono infermieri, ma solo due autisti-soccorritori e due medici divisi in turni, che chiaramente lasciano la sede quando l'ambulanza deve spostarsi.
Messina La spietata analisi nel libro del magistrato Bruno Tinti
"Toghe
rotte" racconta la Giustizia che fa la faccia forte solo coi deboli
Marianna Barone
Messina «La giustizia non funziona perché non funziona niente». Lo afferma senza alcuna esitazione Bruno Tinti, procuratore aggiunto alla Procura di Torino, in riva allo Stretto per prendere parte all'incontro su "Magistrati e politica associativa", organizzato da Magistratura democratica e svoltosi nell'aula magna della Corte d'Appello. Tinti spiega che quando ha deciso di mettere mano al libro "Toghe rotte", che raccoglie i racconti in forma anonima di alcuni magistrati, lo ha fatto quasi per sfogarsi. «Poi, dopo lo sfogo iniziale – aggiunge – sono nate interessanti occasioni di dibattito e di confronto». In cui interrogarsi sulla giustizia. «La legislazione vigente non funziona e anche i magistrati hanno le loro colpe. Il sistema penale fa la faccia forte con i deboli. Ma per tutti i reati commessi da chi è al vertice della piramide, ci si mette d'accordo». Da qui l'analisi di Tinti, che ha speso la sua vita professionale a inseguire truffatori, evasori e bancarottieri. In una parola: i reati finanziari. «Tutti i reati contro l'economia si prescrivono in un massimo di 6 anni e mezzo – precisa il procuratore – ma questi illeciti vengono fuori dopo almeno tre anni che il fatto è stato commesso. Per cui, quasi mai c'è il tempo per arrivare a una condanna. Alla fine, il risultato è che il 95% dei fascicoli arriva in prescrizione. Insomma, quanto ai reati in materia di economia, il sistema è congegnato in modo da assicurare l'impunità». E allora? «Allora, il carcere diventa un fast food – prosegue Tinti – un luogo in cui si entra e si esce con estrema facilità. Nel quale ci sta qualche omicida, qualche rapinatore e poi uno sterminato esercito di piccoli delinquenti e di extracomunitari. E per poco, pochissimo tempo, qualche delinquente che il pm e il gip hanno arrestato mentre si svolgono le indagini e che, per scadenza dei termini o perché il Tribunale della Libertà li ha rimessi fuori, sono usciti dopo due o tre mesi, pronti a trascinare il processo fino alla prescrizione». Infine, due parole sul caso De Magistris. «Tutti fanno finta di non capire qual è il problema reale – rimarca Tinti – siamo in presenza di un sistema che prevede rimedi al suo interno. L'intera vicenda andava gestita in maniera diversa. È una questione di stile: i processi si affrontano. Per chiarire le cose il più rapidamente possibile». L'incontro è stato introdotto e moderato dal sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, candidato di Magistratura democratica alla Giunta sezionale di Messina dell'Anm, tra gli autori di alcuni racconti del libro: «Abbiamo cercato di raccontare alla gente il vivere quotidiano del magistrato e di rendere più visibili le difficoltà che affrontiamo quotidianamente». Vivace il dibattito a cui hanno preso parte magistrati di altre correnti. Fra gli interventi, quelli dei magistrati Gabriella Cappello, candidata di Magistratura democratica alla Giunta Nazionale dell'Anm, e Ada Vitale.
Barcellona Ancora un vertice a Palazzo Longano, ma lo Sdi è critico
Inaccettabile che manchi l'ambulanza di rianimazione
Taormina Nuova udienza a marzo sulla vertenza sindacale
Nursind-Ausl, ancora un rinvio
Taormina Ancora un nulla di fatto per la
vertenza tra Nursind e Ausl 5 sulle prestazioni fornite dal personale
infermieristico nei cambi di turnazione. È stata rinviata al marzo 2008 la
relativa udienza, davanti al giudice del lavoro. Il magistrato si è
ulteriormente riservato di riesaminare gli atti in oggetto e di valutare,
pertanto, anche attraverso la nomina di un Ctu, un apposito studio e
conteggio dei turni chiesti dal personale infermieristico. Il punto, che ora
rimane aperto, concerne la valutazione e la retribuzione dei turni maturati
dal personale smontante.
Al centro della contesa c'è la richiesta Nursind di pagamento delle ore pregresse, riferite al periodo che va dal 2000 a tutto il 2005, inerenti i tempi di consegna. Falliti sin qui i vari tentativi di conciliazione, la vertenza va avanti. Il Nursind ritiene di essere in possesso di perizie tecniche consistenti in un accertamento dei tempi effettivi che intercorrono per le predette consegne infermieristiche nei cambi di turno. L'Ausl, invece, da parte sua ha piena convinzione nella effettiva fondatezza della propria diversa posizione legale, e si oppone con delle controdeduzioni al riconoscimento economico dei tempi di consegna. La richiesta di ottimizzazione delle varie forme di assistenza nei nosocomi riguarda per il sindacato infermieristico in generale i vari ospedali della provincia di Messina e tra questi anche il "S. Vincenzo" di Taormina. (e.c.)
L'esiguo spazio penalizza il reparto di
pediatria
Taormina«La situazione della U.O. di
Pediatria ci vedrà costretti, nei prossimi giorni, a segnalare le
disfunzioni strutturali di tale reparto alle autorità di controllo
competenti». Lo ha reso noto ieri in un documento la segreteria provinciale
del Nursind, il sindacato degli infermieri, in riferimento ad alcune
problematiche logistiche e strutturali legate allo "status" odierno in cui
si svolge l'attività di Pediatria, ovvero uno tra i più importanti reparti
dell'ospedale S. Vincenzo di Taormina. «L'esiguo spazio fisico (due stanze)
"concesso" alla degenza dei bambini – scrive Domenico Rotella, segretario
Nursind - è praticamente "ritagliato" all'interno del reparto di Medicina
generale dell'ospedale di Taormina. Molte volte il direttore della U.O.
pediatrica, dott. Luigi Iudicello , ha giustamente segnalato questi disagi
all'azienda, ma la situazione resta immutata».
«L'infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell'interesse dei cittadini e dell'istituzione, ed ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri dell' eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale: questo è quello che afferma il Codice deontologico degli infermieri. Per questo, e per nostra intima convinzione, non possiamo quindi continuare a tollerare una situazione del genere. È impensabile, sia per motivi igienici che psicologici, che i piccoli degenti e le loro madri condividano spazi con pazienti adulti, a volte anziani, con le più svariate patologie e che assistano, a volte al trasporto delle salme dei pazienti deceduti. Tale condizione persiste purtroppo ormai da diversi anni. Ci associamo alla protesta del primario, condividendo le motivazioni che lo spingono a reiterare tali richieste all'azienda sanitaria».(e.c.)
Palermo Ha riconosciuto che la sua uscita «non era felice»
Gianfranco Miccichè si è scusato per una frase su Falcone e Borsellino
PALERMO «La mia non è stata una dichiarazione felice e di questo mi scuso
con la signora Falcone e non solo con lei. Il mio intervento a Bivona da cui
è stata estrapolata quella frase era comunque molto più complesso ed era
mirato, cosa di cui continuo ad essere convinto, a provare a cambiare
l'immagine di una terra che tra mille peculiarità riesce a trasmettere la
sola identità di terra di mafia».
Lo afferma Gianfranco Miccichè, presidente dell'Assemblea regionale Siciliana che aveva detto: «Dobbiamo lavorare tutti insieme, senza far prevalere dentro di noi l'aspetto demagogico, affinchè si cambi l'immagine della Sicilia che oggi è schiacciata dall'identità mafia». Il presidente aveva osservato che i siciliani «trasmettono sempre un messaggio negativo», ed aveva fatto un esempio: « Se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto». «Sto lottando da anni, con passione, per lo sviluppo di questa terra – sottolinea Miccichè – ma devo costatare, purtroppo, che qualsiasi sforzo viene vanificato dalla volontà di noi siciliani di essere percepiti come un popolo disgraziato in continua emergenza». Il presidente dell'Ars ricorda che «ogni giorno leggiamo sulla stampa di morti in Campania, ma non mi risultano richieste di esercito da parte di nessuno. Il danno che provochiamo continuamente sui mercati internazionali e sui possibili investimenti nell'Isola sono enormi e, sinceramente, non riesco a capire il motivo di questa autoflagellazione siciliana». «Ciò non toglie – conclude Miccichè – comunque che è mio dovere ritirare la frase sul nome dell'aeroporto di Palermo intitolato a due martiri della nostra infinita battaglia contro la criminalità organizzata senza la quale non avremmo oggi neanche la speranza di quello sviluppo che io auspico». «Hanno perso tutti il ben dell'intelletto: a destra, sinistra e centro. C'è da restarci di sasso. Poi si lamentano che vengono fuori personaggi come Grillo». Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, ha commentato così le dichiarazioni di Miccicè. «Sono anni – ha aggiunto – che vado nelle scuole a parlare di legalità e lotta alla mafia con i ragazzi e poi mi sento dire una cosa simile dal presidente dell'Ars, il politico simbolo della Sicilia». «A Miccichè – ha concluso – non viene il sospetto che chi viene a Palermo in aereo, vedendo la scritta "Aeroporto Falcone-Borsellino", venga in mente l'antimafia e non la mafia?» «È paradossale che secondo il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè la Sicilia debba curare la propria immagine cancellando il nome dell'aeroporto Falcone Borsellino perchè evocherebbe la presenza della mafia. Tutto questo mentre si svolge un processo per mafia che vede tra gli imputati il presidente della Regione», ha dichiarato Rita Borsellino. Sottolineando l'importanza di questo momento storico «in cui molti imprenditori stanno trovando il coraggio di denunciare gli estorsori», Borsellino ha ribadito la necessità di intervenire «bene e presto». «Il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana dovrebbe chiedere scusa alla Sicilia intera e non solo ai familiari di Falcone e Borsellino per questa sua frase infelice. Per fortuna in tutto il mondo l'immagine buona e pulita della Sicilia è immortalata nella foto in cui i due magistrati siciliani sorridono», ha sottolineato il presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione. «Per me – aggiunge Forgione – è davvero imbarazzante dover replicare ad affermazioni che ogni cittadino siciliano non avrebbe voluto ascoltare».(ansa)
Guardie mediche, la Commissione Sanità all'unanimità sconfessa
il Governo
Michele Cimino
PALERMO Governo battuto in Commissione Sanità sulla riduzione delle guardie mediche. Obiettivo dell'assessore regionale alla Sanità Roberto Lagalla e del presidente della Regione Totò Cuffaro, era, come concordato con il ministero della Salute e con il ministero per l'Economia, di chiuderne 43 subito, cioè entro il 15 ottobre, ed altre 40 a fine anno. In atto, infatti, le guardie mediche in funzione in Sicilia sono 456 e, fra medici e infermieri, dispongono di 2.580 unità operative, con un costo medio complessivo di 114 milioni di euro, pari a 250.000 euro per ciascuna guardia medica. Per quanto riguarda i conti dello Stato, invece, dovrebbero essere 271, con un alleggerimento dei costi per 46 milioni di euro. A conclusione di una lunga trattativa Regione-Stato si è concordato di sopprimerne in tutto 83. Ma, come dichiarato dallo stesso presidente della Regione Cuffaro appena due settimane fa, si vuole scongiurare «chiusure di presidi indispensabili per il territori»". E per questo, dopo un duro confronto con i sindaci dei territori interessati, si era deciso di condiidere le scelte con la commissione di merito dell'Ars, fermo restando che alla fine se ne dovranno chiudere sempre 83. La commissione, che è presieduta dal deputato del Mpa Tony Rizzotto, ha invece deciso, con voto unanime, che la scelta dovrà essere operata dal Parlamento. «La decisione presa all'unanimità dalla commissione Sanità di sospendere il piano di rimodulazione delle guardie mediche - ha commentato il capogruppo di An Salvino Caputo, che si era battuto per l'abrogazione del decreto Lagalla di fine settembre con cui si dava il via alla chiusura delle prime 43 guardie mediche - è giusta e razionale». Caputo si è, quindi, detto d'accordo anche sulla richiesta di una maggiore concertazione fra l'assessore ed il Parlamento, «per affrontare assieme la problematica del piano di rientro della spesa sanitaria, che andrebbe fatto confrontandosi ed individuando i veri rami di sperpero economico ed evitare cosi decisioni non solo impopolari, ma che non colpiscono i veri sprechi prodotti nell'ambito sanitario». «Serve - ha concluso Caputo - una maggiore collaborazione, nelle scelte da parte del Governo e la propria maggioranza parlamentare, soprattutto quando si tratta di decisioni di questa portata». Sulla stessa linea il capogruppo dell'Udc Nino Dina che, per primo, nei giorni scorsi, aveva manifestato resistenze nei confronti del decreto Lagalla. Per Dina, in particolare, il voto della commissione Sanità «ha una valenza politica rilevante. Il pronunciamento della Commissione parlamentare - ha spiegato - va nella stessa direzione di quanto già rassegnato nei vertici di maggioranza tenutisi in queste settimane. Intendo dire che è un problema avvertito e condiviso quello di salvaguardare i presidi delle guardie mediche nei piccoli centri. Si dovrà operare con i tagli nei grandi centri dove la continuità dell'assistenza sanitaria è assicurata da diversi presidi a partire dai pronto soccorso degli ospedali, al 118 ed alle stesse guardie mediche». Per il governo, però, è andata male anche in commissione Bilancio, dove i deputati di Dca-Sicilia Vera, Cateno De Luca e Nunzio Maniscalco, hanno fatto venir meno la maggioranza, impedendo la prosecuzione dei lavori. «Non siamo camerieri qualificati - ha poi commentato l'on.De Luca - che devono essere considerati dalla maggioranza di centro-destra solo quando bisogna ratificare le nefandezze finanziarie del Governo Cuffaro». Ed ha motivato la propria decisione e quella del collega rilevando che «numerosi appelli sono rimasti inascoltati ed il Governo non intende modificare la rotta che ci sta portando nel baratro economico e finanziario. Tant'è vero che, ad esempio, il Piano di rientro del deficit sanitario, sottoscritto pochi giorni fa a Roma, è stato già ampiamente sforato con l'amara conseguenza che in Sicilia continueremo ad avere una fiscalità di svantaggio rispetto alla tanta decantata fiscalità di vantaggio che doveva rilanciare la nostra Autonomia politica». «Non continueremo - ha concluso De Luca - ad accettare il religioso silenzio che questo Governo si svenda definitivamente la Sicilia ed i siciliani». Su quanto accaduto il commissione Bilancio il presidente della Regione ha chiesto chiarimenti e intende incontrare questa mattina, oltre ai suoi componenti anche il presidente dell'Ars Gianfranco Micciché. In aula, invece, dopo un ampio e, in certi momenti, infuocato dibattito sulla lotta alla mafia, determinato dalle mozioni presentate dall'Udc Giusy Savarino e dal forzista Salvo Fleres, è mancato l'accordo per l'approvazione di un documento unitario e, constata l'assenza del numero legale, i lavori sono stati aggiornati a questa mattina. Nel dibattito sui documenti, illustrati rispettivamente da Giusy Savarino e Salvo Fleres, sono intervenuti i deputati Totò Cintola e Nino Dina per l'Udc; Francesco Cantafia per l'Ups; Armando Aulicino per il Mpa; Nino Oddo e Roberto De Benedictis per i Ds; Egidio Ortisi per la Margherita; Francesco Cascio e Michele Cimino per Fi; la leader dell'Unione Rita Borsellino e l'assessore Guido Lo Porto per il Governo.
QUANDO AL SIRINA, MANCO' LA CORRENTE.....
Emodinamica al Sirina Il
personale chiede chiarezza alla Regione
Emanuele Cammaroto
Taormina C'è un "giallo", o forse è meglio dire un dilemma, che ha lasciato in "eredità" l'ultima riga della lettera con la quale la Regione ha concesso nei giorni scorsi il via libera, ad interim e sino al 31 dicembre, all'attività di Emodinamica all'ospedale "S. Vincenzo" di contrada Sirina a Taormina. Dal personale infermieristico del presidio, e nella fattispecie dagli aderenti al "Nursind", è così partita nelle scorse ore una missiva all'indirizzo dell'assessore regionale alla Sanità, Roberto Lagalla. Si tratta di una richiesta di chiarimenti sull'apparentemente scontata, eppur per questo strana, espressione riportata dall'assessorato a conclusione del decreto e di un'autorizzazione concessa «fermo restando che per qualsiasi evento avverso si possa verificare nel corso di procedure per acuti si attesta all'esclusiva responsabilità degli operatori». Il "promemoria" destinato agli addetti ai lavori del "S. Vincenzo", e dunque a tutti gli operatori tra i quali ovviamente in primis i medici, è parso perlomeno singolare. Cosa vorrà significare e simboleggiare la sottolineatura di quella frase? «Stante le previste responsabilità penali personali previste dalla legge – scrivono gli infermieri - nell'interesse ed a tutela dei lavoratori del comparto che rappresentiamo, noi chiediamo venga chiarito il significato di quella frase. Vogliamo capire perché sia stato riportato ed evidenziato il passaggio sulle responsabilità, e ciò chiaramente con riferimento a tutta una serie di aspetti, che vanno dal punto di vista penale, a quello civile, assicurativo ed infortunistico». Adesso non rimane che aspettare la risposta dell'assessorato. GAZZETTA DEL SUD Lunedì 08/10/2007
Inferno d'acqua, 11 pazienti sfollati
Metà dei locali dichiarati inagibili. Si punta il dito sui lavori in corso
del vicino Polo oncologico
Lucio D'Amico
Pazienti cardiopatici sfollati come gli alluvionati di Sarno. Distesi sui lettini, seduti in sedie a rotelle, parcheggiati nei corridoi anch'essi invasi dall'acqua o nella sala tv, in attesa di essere trasferiti in altri settori. La realtà supera ogni immaginazione. Il reparto più nuovo dell'ospedale Papardo, Cardiologia, inaugurato con una cerimonia ufficiale lo scorso 17 marzo, si ritrova come nella Firenze del 1966. Dai tetti pioggia a catinelle, all'improvviso un boato che sembra un tuono, ma è il controsoffitto che crolla, all'interno di una delle stanze del terzo piano, in fondo al corridoio. Per fortuna, le due donne ricoverate erano già state fatte allontanare, da medici e infermieri che si sono prodigati nel tentativo di alleviare disagi e sofferenze. Una delle due pazienti è la signora Angela Di Bella Cardile, 83 anni, la messinese eletta il 21 aprile scorso come "maestra d'Italia" per i meriti accumulati in carriera. Ben presto è il caos. Poi, sprofonda anche il tetto della sala ecografie, i pannelli elettrici vanno in tilt, computer e apparecchiature fuori uso. Un disastro. Scene allucinanti. I vigili del fuoco (ispettore Diego Falcone, caposquadra Carmelo Ciappina) dichiarano inagibile metà del reparto. Almeno undici pazienti devono essere dislocati altrove, chi in Cardiochirurgia, chi in Chirurgia toracica. Arriva trafelato, in tenuta ancora da campagna, il direttore di Cardiologia, dott. Rosario Grassi. Si aggira sconsolato, scuote la testa, cerca di tranquillizzare familiari, parenti e amici dei ricoverati, che stazionano fuori dal reparto, in attesa di notizie. C'è anche il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Papardo, il dott. Gaetano Sirna. Ma come può essere accaduta una cosa del genere? Come è stato possibile non aver posto rimedio, soprattutto dopo che qualche "avvisaglia" c'era stata nei giorni scorsi? Le accuse hanno un bersaglio preciso: «Avevamo scritto cinque lettere – dichiara Grassi – alla direzione lavori e al responsabile dell'impresa che sta eseguendo, a monte dell'ospedale, le opere di realizzazione del Polo oncologico. Avevamo segnalato una serie di inconvenienti causati proprio dagli interventi in corso. Purtroppo, anche se i tecnici dell'impresa hanno effettuato un sopralluogo, non ci sono state date risposte». Sirna è più prudente ma in qualche modo conferma: «Sì, avevamo avvertito la ditta che qualcosa non andava». Il cantiere del Centro di eccellenza oncologica è ubicato a poca distanza, qualche centinaio di metri a monte. Sul tabellone posto all'ingresso campeggiano i nomi della ditta, la Cofathec di Roma, del responsabile del procedimento, geometra Roberto Arlotta, del responsabile dell'ufficio direzione lavori ing. Francesco Oteri, del direttore tecnico geometra Pasquale D'Angelo. Un appalto da oltre 34 milioni di euro, i cui lavori, avviati il 23 gennaio 2006, si sarebbero dovuti concludere entro 20 mesi, cioè proprio in questi giorni (previsione sballata, come per tutte le opere pubbliche messinesi). A stabilire le cause, e se davvero c'è un nesso tra i lavori del Centro oncologico e l'otturazione dei pluviali (che avrebbe impedito il regolare deflusso dell'acqua che, non trovando sfogo, si è incanalata lungo il controsoffitto), saranno ovviamente le perizie dei tecnici. E certamente su quanto accaduto ieri al Papardo vorrà e dovrà far luce la Procura della Repubblica. Oltre agli ingenti danni subiti da un reparto che, lo ripetiamo, era stato rimesso a nuovo e inaugurato soltanto sei mesi fa, quello che più è assurdo e ingiustificabile è che è stata messa a repentaglio la vita di persone dal cuore sofferente. Non si può liquidare questo pomeriggio di "follia", queste scene da Quarto Mondo, come la semplice conseguenza di un temporale d'ottobre.
Domenica
30.09.07
Si
è bloccato il progetto Di
pediatria a Taormina. “Il
progetto di fare un’unica sezione di Pediatria al posto di Medicina, per il
momento è andato a monte e francamente non mi va”. Questo,
in sintesi il concetto espresso dal primario, Luigi Iudicello, dopo sei mesi di
vana attesa, per il progetto approvato dalla Direzione della ASL 5 di Messina. Come
si ricorderà , a maggio – in seguito ad una lettera dell’organo direttivo
messinese- era stato lo stesso primario dell’ospedale S. Vincenzo a dare
notizia che il reparto di Pediatria sarebbe stato presto unificato. L’informazione
era stata accolta con soddisfazione, soprattutto perché con l’accorpamento
del reparto in un'unica ala, sarebbero stati elminati, una volta per tutte, dei
problemi non da poco per i piccoli degenti di Pediatria.”invece, spiega il
primario- dovranno continuare a condividere i loro spazi con gli anziani
ammalati. Una situazione imbarazzante per tutto il mio staff,
nei confronti sia dei bambini del reparto che delle loro mamme, ma anche nei
confronti dei degenti anziani, i quali avrebbero potuto usufruire
di spazi tutti per loro. Non
si capisce il motivo, per cui O
meglio no si capisce come dei provvedimenti burocratici possano subire una
battuta d’arresto così all’improvviso.Tant’è vero che un geometra, nelle
scorse settimane, prima di andare in vacanza, mi ha consegnato il disegno del
progetto del reparto unificato, il quale , invece rimane suddiviso, quindi, su
più piani . I
bambini dovranno essere ancora sballottati e di conseguenza
le loro mamme. La
delusione del Prof. Iudicello è tanta, ma per i bambini del suo reparto si è
dichiarato disposto ad andare in fondo alla vicenda ANTONIO MACRI’
...sul bollettino dell'ordine dei medici di Roma
l'articolo di apertura e la copertina stessa sono listati a lutto per
ribadire la netta contrarietà dell'ordine romano alla creazione di figure
apicali non mediche.
Questa la risposta del nostro collegio, da
inserire nel prossimo foglio notizie.
Il numero di settembre della rivista
dell’Ordine provinciale dei medici della provincia di Roma è uscito listato
a lutto, poiché- come spiega nell’editoriale il presidente- la sanità
italiana è decisamente compromessa dall’arrivo, a livello apicale e
dirigenziale, di professionisti che (orrore!)
non sono laureati in medicina e chirurgia.
In pratica una degna conclusione della querelle legata alle articolesse del sig Mario Pirani apparse su La Repubblica, relative allo stesso argomento (i medici sottratti al gravoso compito di guidare la sanità italiana da parte di Leggi dello Stato. Tali Leggi infatti consentono a figure non mediche di organizzare le attività di altri professionisti sanitari,in genere non medici…) Non a caso lo stesso ordine provinciale si era espresso con entusiasmo in merito agli articoli del Pirani. Attenti, quale collegio professionale avente le stesse finalità istituzionali dell’ordine dei medici, sia alle esigenze dei professionisti rappresentati, sia dei cittadini assistiti, crediamo che l’immagine di una copertina listata a lutto rappresenti effettivamente una risorsa molto importante; un segnale forte; un richiamo a chi deve capire! Dunque utilizziamo anche noi, nel nostro periodico foglio notizie, una listatura a lutto, in ricordo (ed in colpevole ritardo) dei 90 morti quotidiani causati dagli errori dei medici, così come ci ricorda ancora oggi il sito web di un autorevole quotidiano (ancora La Repubblica che, se è autorevole quando pubblica Pirani, è autorevole anche quando riporta questi dati). Per chi vuole vedere le fonti aprire questo link: http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/errori-medici/errori-medici/errori-medici.html Meditate,gente,meditate. Francesco Falli
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Vergogna, perché non può essere definita in maniera diversa la condizione per cui a fronte di reparti (piu o meno tutti in questi anni) allo stremo per carenze di personale, sei unità Infermieristiche erano impiegate in intramoenia in attività che andavano svolte al di fuori del servizio ordinario.
Tutto ciò si è perpetrato per anni, a vantaggio non intendiamo indagare di chi, ma sicuramente a svantaggio degli Infermieri che si sono visti scippare la possibilità di esercitare l’attività intramuraria.
Ovviamente qualcuno dirà che era tutto previsto, come al solito, come i tabulati di timbratura, e come al solito sono solo coincidenze.
Auguriamoci allora che altre simili coincidenze possano verificarsi al più presto anche per tutte le altre richieste che Nursind ha avanzato nell’ultimo anno quali i tempi di consegna, le ore a credito, l’ECM, le norme sulla sicurezza degli ambienti di lavoro, i corsi per la gestione delle emergenze e degli incendi, il 118 e quantaltro.
Nursind Segreteria Provinciale Messina
TaorminaTaormina
Si è svolto a Taormina un corso "Blsd", inerente
cioé la rianimazione cardio-polmonare con utilizzo del defibrillatore
semiautomatico. La cosiddetta "Basic Life Support Defibrillation" è
l'assistenza alle funzioni vitali di base nei casi di assoluta emergenza come
l'arresto cardiaco.
Ad organizzare l'iniziativa, rivolta ad operatori sanitari interni ed esterni
alla Asl 5., è stato il "Nursind" di Messina, cioè il sindacato
delle professioni infermieristiche, con l'impegno in particolare del
segretario provinciale Domenico Rotella e la componente del direttivo Rosalba
Schillaci. Lo stage è stato proposto in ottemperanza alle linee guida dell'
"International Resuscitation Council", con il competente ausilio di
due istruttori dell'Azienda ospedalierra "Cannizzaro" di Catania.(e.c.)




01/08/2007
COMUNICATO STAMPA
LAGALLA SU ULTERIORE DISAVANZO DI 84 MILIONI DI EURO
“Ho avuto modo di rappresentare alla Commissione Bilancio dell’Ars che
l’Assessorato procederà all’accertamento delle cause dell’ulteriore
disavanzo di 84 milioni di euro e ne riferirà doverosamente alla stessa
Commissione e all’Aula”. Questo quanto dichiara l’Assessore Regionale alla
Sanità, Roberto Lagalla, con riferimento all’ulteriore disavanzo di 84
milioni di euro registratosi nella sanità siciliana in merito all’esercizio
finanziario 2006.
“E’ altrettanto chiaro però - continua Lagalla - che il rigore e la
puntualità degli accertamenti non possano contenere anticipatamente in sé un
giudizio pregiudizialmente negativo nei confronti delle direzioni generali
aziendali che dovranno motivare le ragioni delle maggiori spese. In ogni caso
non può chiedersi agli stessi direttori generali uno sforzo di contenimento
della spesa se non accompagnato dalla rimodulazione organizzativa del sistema
che è peraltro previsionalmente contenuta nel piano di rientro approvato oggi
anche dalla Giunta di Governo”.
“Per dovere di verità, vi è inoltre da aggiungere - conclude l’Assessore -
che il maggiore disavanzo riscontrato è distribuito tra circa 12 Aziende e
assume connotazioni più rilevanti soltanto per le Ausl territoriali di Messina
e Catania: anche per questi 2 ultimi casi, prima di formulare ogni giudizio
definitivo, è necessario appurare le ragioni della maggiore spesa”.

"Eventuali disservizi non dipendono da questo ma da altri fattori quali malattie e ferie, replica il manager"
Leggendo le ultime righe di questo articolo risulta veramente difficile capire come un Direttore Generale consideri causa di disservizio le ferie estive,preventivabili e previste dal CCNL.
Dimentica, evidentemente la precedente restrizione delle piante organiche (nel mio reparto dovremmo essere in 25 e la reale applicazione delle delle dotazioni organiche( siamo realmente in 18!!!, situazione comune a molti altri repati) il problema è la carenza di personale o le ferie estive????Dimentica, per caso che all'ospedale di Barcellona P.G.(e non solo) gli infermieri lavorano, nello stesso giorno MATTINA e NOTTE, proprio per poter "scongiurare" i "disservizi" dati dalle FERIE ESTIVE?
Una nota dell 'ex Direttore Sanitario del Presidio di Tormina, , Dr. Ceratti, lamentava (qualche anno addietro)la mancata sostituzione di personale assente a vario titolo....
COSA E ' CAMBIATO???
La situazione attuale fatta di tagli e ristrettezze, non è altro la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una cronica carenza di personale, una dotazione organica, ripetiamo, inferiore alla già striminzita pianta organica.
POTRANNO GLI INFERMIERI "PERMETTERSI" DI ESSERE STANCHI , ALLA FINE???!!!!
A conferma di quello che diciamo, di seguito :
La legge impone almeno 11 ore di pausa tra un turno e
l'altro. «Così si rischia il caos».

Medici e, soprattutto, infermieri in agitazione. È l'estate calda per i diritti
dei lavoratori negli ospedali (alle prese anche con le ferie). Rimessi in
discussione in modo massiccio, per la prima volta da anni, gli orari di lavoro e
le pause che, in caso di mancato rispetto, possono fare scattare maximulte...
Riposo «forzato» per gli infermieri. Ospedali in crisi Corriere della Sera del 09/07/2007 , articolo di Simona Ravizza ed. MILANO p. 3 La legge impone almeno 11 ore di pausa tra un turno e l'altro. «Così si rischia il caos» Medici e, soprattutto, infermieri in agitazione. È l'estate calda per i diritti dei lavoratori negli ospedali (alle prese anche con le ferie). Rimessi in discussione in modo massiccio, per la prima volta da anni, gli orari di lavoro e le pause che, in caso di mancato rispetto, possono fare scattare maximulte come capitato all'ospedale di Saronno (punito con una contravvenzione da 15 milioni di euro). Il riposo obbligatorio tra un turno e l'altro è importante non solo per i dipendenti, ma anche per i malati: «Il 42% degli errori medici si verificano per sovraccarico di lavoro, stress e affaticamento », sottolinea, infatti, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr). È il caos. L'effetto dirompente è stato scatenato dalla recente circolare dell'assessorato alla Sanità in cui si richiamano all'ordine le aziende ospedaliere, troppo spesso fuorilegge. È una bacchettata all'insegna della legalità, in attesa di una deroga a livello nazionale richiesta a gran voce dal Pirellone stesso, insieme all'Emilia Romagna. All'ordine del giorno c'è la pausa di undici ore tra un turno e l'altro. Uno stop a tutela dei lavoratori, imposto dall'Ue e recepito con il decreto legislativo 66 del 2003. Ma la norma non viene rispettata, sia per carenze negli organici, sia, spesso, su richiesta degli infermieri che preferiscono avere giornate lavorative concentrate per restare a casa tre giorni di fila: uno studio pubblicato dalla Federazione nazionale degli infermieri ( www.ipasvi.it) conferma che è apprezzato il turno pomeriggio/ mattina/notte accompagnato da 72 ore di riposo. Dopo i controlli a Saronno, si è imposto ovunque un giro di vite sul rispetto delle regole. Nelle ultime ore sono state convocate riunioni su riunioni, con fitto scambio di lettere tra vertici degli ospedali e sindacati, praticamente dappertutto stanno per essere aperti tavoli di concertazione. L'argomento è balzato anche nei blog degli infermieri, divisi sul da farsi ( www.nursesarea. it). Il sindacato Cisl ha chiesto un incontro urgente al Pirellone: «Il problema entra nel merito di dotazioni organiche e carichi di lavoro - scrive Emilio Didoné, responsabile Sanità per la Cisl -. È necessario intervenire prima che gli ospedali impongano soluzioni tecnico-organizzative con ordini di servizio. Il riposo è fondamentale anche a tutela dei pazienti: chi è stanco cura male ». Dalla Cgil si leva un appello per garantire tutti i diritti previsti dal ddl 66: «Un rispetto delle norme che comporterà, con ogni probabilità, la necessità di fare nuove assunzioni», dice Marzia Oggiano, Funzione pubblica Cgil. Danilo Gariboldi, direttore sanitario del San Paolo, assicura: «È pronta una nuova turnistica, ma è importante un incontro delle parti in Regione. Intanto stiamo verificando se serviranno più risorse: certo sarà difficile adeguarsi alle norme in questi mesi estivi ». Callisto Bravi, direttore sanitario del Sacco, interviene: «Sono in corso trattative per risolvere la questione con i sindacati. Adesso i riposi sono da rispettare, ma questo comporta una riorganizzazione complessiva di tutti i turni. Sono in costante contatto con i dirigenti degli altri ospedali». La violazione delle regole punita con multe milionarie sravizza@corriere.it









“Un recente studio mostra che il 50% delle donne americane che non hanno più
il collo dell’utero a seguito di isterectomia totale continua comunque a
sottoporsi al test per la diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero!
La qualità dell’informazione diffusa per promuovere gli screening è tale che
l’81% delle donne italiane ritiene perfino che il sottoporsi
regolarmente allo screening mammografico riduce o annulli il
rischio di ammalarsi in futuro di tumore al seno, cosa ovviamente non possibile.
Non sorprende quindi la notizia apparsa il 27 giugno del 2002 sul quotidiano di
Lisbona Diario de Noticias, secondo cui quattro donne portoghesi si sono fatte
facilmente convincere da un paramedico a uscire la sera a seno scoperto su un
balcone al fine di beneficiare di una mammografia “satellitare”.
L’articolo recentemente apparso sul numero di aprile della rivista a grande
diffusione OK Salute dove Umberto Veronesi dà la sua ultima
ricetta in fatto di screening mammografico va in questa direzione (vedi
Tempo Medico). Sull’efficacia dello screening mammografico nel ridurre
la mortalità per tumore del seno si è detto di tutto e il contrario di tutto
ma mai si parla del numero effettivo di decessi che potrebbero essere evitati e
nemmeno mai si informa sugli effetti indesiderati.
Si
stima che tra 1'000 donne da 40 a 50 anni che fanno ogni due anni una
mammografia, il numero di decessi evitati sull’arco di 10 anni (in
confronto a 1'000 donne che non fanno lo screening) sia di 0,5,
il beneficio sale a 1,9 decessi evitati per 1'000 donne di età tra i 50 e i 60
anni.
E gli effetti indesiderati? Prendendo sempre una fonte autorevole, il National
Cancer Institute eccone l’elenco:
- sovradiagnosi, cioè il trattamento (con tutte le conseguenze del caso) di
tumori “in situ” che non evolveranno (tra il 20 e il 50% dei tumori
diagnosticati dallo screening)
- risultati falsi positivi (concerne circa il 50% delle donne che partecipano
durante 10 anni ad uno screening, 25% di esse dovrà pure sottoporsi anche ad
una biopsia chirurgica)
- falso senso di sicurezza (tra il 6 e il 46% delle donne con un tumore invasivo
hanno sperimentato un risultato negativo alla mammografia)
- cancro al seno provocato dallo screening, specialmente tra le donne che hanno
iniziato lo screening in età giovane (tra 10 e 32 tumori al seno ogni 10'000
donne esposte a dosi di radiazioni cumulative di 1Sv.).
La decisione se sottoporsi o no ad uno screening non può essere che una
scelta individuale da prendere dopo aver preso conoscenza dei benefici
e dei rischi della procedura e soprattutto del rischio individuale di contrarre
la malattia. Purtroppo gran parte delle scelte sono esclusivamente fondate sulla
base degli slogan del marketing promosso da coloro che vivono e
prosperano sugli screening e che non hanno nessun interesse a dare
un’informazione completa e onesta”.
Postato da Beppe Grillo il 04.06.06 18:15 | Salute/Medicina
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Caro Beppe, ieri sera ( 9-6-2007) ho assistito a Taormina al Tuo
spettacolo; mi sono divertito, ma soprattutto ho riflettuto su molte
considerazioni che Tu hai puntualizzato alla platea.
Ho deciso di chiederTi un aiuto !
Sono un medico,responsabile del Servizio di Senologia del Presidio
Ospedaliero S.Vincenzo di Taormina.
A causa delle recenti restrizioni economiche del Governo Nazionale, vi è la
concreta possibilità che debba ulteriormente ridurre il mio carico di
lavoro, costringendo le donne a rivolgersi a struttura mediche private
accreditate od a pagamento.
Sono rimasto da solo, come dirigente medico, a svolgere l'attività
lavorativa.
Ho pensato di sensibilizzare le donne siciliane, prevalentemente delle
provincie di Messina e Catania , a darmi una mano a fare sentire al Ministro
Livia Turco ( responsabile del Ministero della Sanità) la pressione del
dissenso , invitandole ad inviare email alla casella di posta elettronica
del ministero della sanità.
Vorrei conoscere il Tuo parere.
Spero di riuscire nell'intento, al fine di migliorare la qualità del mio
lavoro, la fruibilità delle prestazioni mediche e le necessità di salute
delle donne siciliane.
Attendo Tue notizie.
a presto.
Orazio Pennisi
| orazio pennisi 10.06.07 17:17 | Rispondi al commento | |















E mentre a S.Agata qualcuno si inizia a preoccupare della Qualità,Taormina afferma orgogliosa di non andare in vacanza....ah......la Gaia Scienza......
Come si fa, rispetto ad una drammatica carenza di personale a parlare comunque di numeri, SOLO di numeri???




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