Neonato
morì dopo un intervento al Policlinico
Omicidio colposo, il gup infligge un anno a un chirurgo
Giuseppe Ricciardi si chiamava, come il nonno paterno. Nacque il 15
settembre del 2004 all'ospedale di Sant'Agata Militello, il suo corpicino
respirò e pianse fino al 24 settembre. Poi più nulla.
Una triste vicenda sanitaria, che ieri è stata trattata dal giudice
dell'udienza preliminare Mariangela Nastasi.
Il giudice dopo aver sentito le ragioni dell'accusa e della difesa in regime
di rito abbreviato ha inflitto un anno (pena sospesa), al chirurgo Francesco
Arena, accusato di omicidio colposo, che dopo il trasferimento del neonato
dall'ospedale di Sant'Agata Militello al Policlinico di Messina intervenne
chirurgicamente per l'applicazione di una sacca intestinale. Un intervento
che a detta dei medici riuscì perfettamente.
Il piccolo Giuseppe venne però aggredito da complicanze post operatorie
legate al formarsi di muchi, rimase alcune notti a soffrire in corsia, al
Policlinico, fino al tragico epilogo del 24 settembre 2004: decesso dovuto
ad «insufficienza multiorgano consecutiva a shock emorragico» (una
dottoressa comunicò al padre che il piccolo le era «stato consegnato senza
una goccia di sangue»).
Per questa triste vicenda in passato si sono celebrate più udienze
preliminari, il gup Nastasi ha voluto approfondire altri aspetti sentendo
nuovi testi, anche dopo la consulenza medico-legale.
Ieri l'accusa, rappresentata dal pm Antonino Nastasi, ha chiesto la condanna
del dott. Arena a 3 mesi, riportandosi alle precedenti conclusioni del pm
Franco Chillemi.
Il difensore del medico, l'avvocato Giuseppe Carrabba, ha invece
sottolineato come l'operato del suo assistito fu corretto, visto che
l'intervento cui fu sottoposto il piccolo paziente riuscì perfettamente.
Di diverso avviso i rappresentanti della parte civile per i genitori del
piccolo Giuseppe, gli avvocati Maria Rita Cicero e Salvatore Caputo, che
hanno sottolineato gli aspetti colposi della vicenda.
Nella denuncia che i genitori presentarono all'epoca si legge tra l'altro:
«chiediamo che si faccia luce sui tanti fatti rimasti senza spiegazione, in
cuor nostro senza alcun tipo di accanimento ma soltanto in favore della
verità»; oppure, quando si parla degli eventi, che «in quella maledetta
notte (la prima dopo l'intervento, n.d.r.) dalle ore 21,30 circa, soltanto
intorno all'una del 17 settembre 2004, è passata un'infermiera che,
accortasi che la sacca esterna applicata all'intestino si era riempita, l'ha
sostituita e, di fronte alle lagnanze di mia cognata (la donna accudiva il
piccolo poiché la madre era ancora ricoverata, n.d.r.) sul fatto che il
bambino le sembrava freddo, ha aggiunto una copertina sulla culla». (n.a.)
(martedì 6 novembre 2007)